La nuova monografia INAIL aggiorna le schede informative sugli agenti batterici alla luce dell’evoluzione scientifica e normativa. Uno strumento operativo che richiama il valore della valutazione del rischio, della prevenzione e delle competenze dei Tecnici della Prevenzione

Il rischio biologico presenta una caratteristica che lo distingue da molti altri rischi occupazionali: può essere presente senza essere immediatamente percepibile.

Un microrganismo non si vede, una contaminazione non sempre produce segnali evidenti e l’esposizione può verificarsi in attività e ambienti molto differenti tra loro. È proprio questa distanza tra presenza del pericolo e percezione del rischio a rendere particolarmente importante la conoscenza degli agenti biologici e delle possibili modalità di esposizione.

Su questo terreno si colloca la nuova edizione 2025 di “Schede informative: Batteri”, pubblicata dall’INAIL nell’ambito della Collana Ricerche e sviluppata quale supporto al manuale Rischio biologico in scenari di intervento ordinari e di emergenza.

Non si tratta soltanto di un repertorio microbiologico, ma di uno strumento che consente di collegare conoscenza scientifica, classificazione normativa, esposizione professionale e prevenzione.

Un quadro profondamente aggiornato

La revisione si inserisce nell’evoluzione della disciplina europea e nazionale in materia di esposizione professionale agli agenti biologici.

L’aggiornamento della classificazione ha portato il numero complessivo degli agenti biologici considerati nell’Allegato XLVI del D.Lgs. 81/2008 da 375 a 509, comprendendo 197 batteri, 174 virus, 91 parassiti, 41 funghi e 6 agenti di malattie prioniche.

È un dato quantitativo che racconta, in realtà, un cambiamento qualitativo più ampio: la prevenzione deve evolvere insieme alle conoscenze scientifiche.

Cambiano le classificazioni tassonomiche, vengono riconosciuti nuovi agenti patogeni, migliorano le conoscenze sulle modalità di trasmissione e sull’esposizione e, conseguentemente, devono essere aggiornati anche gli strumenti attraverso i quali il rischio viene valutato e gestito.

La monografia prende infatti in considerazione tutti i 197 batteri riportati nell’Allegato XLVI, fornendo indicazioni sulle caratteristiche dei singoli microrganismi e sui possibili effetti nell’uomo.

Dal microrganismo allo scenario di esposizione

Uno degli aspetti più interessanti della pubblicazione è proprio il superamento di una lettura esclusivamente “da laboratorio” del rischio biologico.

Gli agenti biologici possono interessare lavoratori che operano in ambiente urbano ed extraurbano, indoor e outdoor, compresi gli operatori chiamati a intervenire in situazioni ordinarie e di emergenza.

La questione diventa quindi eminentemente preventiva: non basta sapere quale batterio possa essere presente, ma occorre comprendere dove possa essere presente, attraverso quale attività il lavoratore possa esservi esposto e attraverso quali vie possa avvenire la trasmissione.

Le schede INAIL seguono proprio questa impostazione. Le modalità di trasmissione vengono correlate alle possibili fonti – matrici ambientali e alimentari, liquidi biologici, animali, persone, superfici e oggetti – e alle principali vie attraverso le quali il microrganismo può raggiungere l’ospite.

È il passaggio fondamentale dal pericolo biologico alla valutazione del rischio.

Valutare prima di proteggere

La prevenzione efficace non può ridursi all’impiego dei dispositivi di protezione individuale.

Il Titolo X del D.Lgs. 81/2008 costruisce infatti un sistema nel quale la conoscenza degli agenti biologici deve essere tradotta nella valutazione delle concrete condizioni di esposizione e, successivamente, nell’individuazione delle misure tecniche, organizzative, procedurali e igieniche appropriate.

La stessa monografia sottolinea che le misure di prevenzione e protezione devono comprendere misure tecniche, organizzative e procedurali, dispositivi di protezione collettiva e individuale e misure igieniche, da individuare sulla base della valutazione del rischio.

Ed è proprio qui che una pubblicazione scientifica diventa uno strumento concretamente utilizzabile nei luoghi di lavoro.

Conoscere l’agente significa poter riconoscere l’esposizione. Riconoscere l’esposizione significa poterla prevenire.

Batteri emergenti, zoonosi e One Health

La monografia apre inoltre una prospettiva che va oltre i confini tradizionali della salute e sicurezza sul lavoro.

L’emergere e il riemergere delle malattie infettive è infatti strettamente connesso ai cambiamenti ambientali, alle trasformazioni degli ecosistemi, all’urbanizzazione, alla mobilità internazionale e all’intensificazione delle interazioni tra esseri umani, animali e ambiente.

Particolarmente significativo è il tema dell’antibiotico-resistenza. Il documento richiama la necessità di sorvegliare la circolazione dei batteri resistenti nell’uomo e negli animali secondo un approccio One Health, capace di considerare congiuntamente salute umana, animale e ambientale.

È una prospettiva particolarmente vicina alla cultura professionale del Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, chiamato quotidianamente a operare proprio nei punti di intersezione tra ambiente, alimenti, lavoro, salute pubblica e sicurezza.

Il Tecnico della Prevenzione: leggere il rischio prima che diventi danno

Per il Tecnico della Prevenzione, strumenti di questo tipo assumono quindi un significato che supera la semplice consultazione scientifica.

La competenza preventiva consiste anche nella capacità di leggere un processo, individuare le possibili fonti di esposizione, comprendere le modalità attraverso le quali un agente può raggiungere il lavoratore o la popolazione e verificare l’adeguatezza delle barriere predisposte per interrompere quella catena.

Dal controllo degli ambienti di lavoro alle attività con animali e prodotti di origine animale, dalla sicurezza alimentare alle matrici ambientali, dagli interventi sul territorio agli scenari emergenziali, il rischio biologico attraversa numerosi ambiti nei quali il Tecnico della Prevenzione esercita le proprie competenze.

Ed è proprio in questa trasversalità che si manifesta una delle caratteristiche più attuali della professione: non limitarsi a rilevare la presenza di un pericolo, ma contribuire alla costruzione di sistemi capaci di prevenirne gli effetti.

Dalla conoscenza alla cultura della prevenzione

La nuova pubblicazione INAIL restituisce quindi un messaggio che riguarda l’intero sistema della prevenzione.

Aggiornare classificazioni, schede e conoscenze non è un esercizio meramente tecnico. Significa mettere professionisti, organizzazioni e lavoratori nelle condizioni di riconoscere meglio il rischio e intervenire prima che l’esposizione produca un danno.

Non casualmente, tra gli obiettivi dichiarati della monografia vi è proprio quello di promuovere la diffusione della cultura della prevenzione e della protezione dagli effetti degli agenti biologici, non soltanto a tutela dei lavoratori ma, più in generale, delle persone.

In un contesto nel quale nuovi scenari epidemiologici, antibiotico-resistenza, zoonosi e trasformazioni ambientali rendono sempre più interconnessi salute umana, animale, ambiente e lavoro, la conoscenza diventa essa stessa uno strumento di prevenzione.

Perché il rischio biologico può essere invisibile.

La prevenzione, invece, deve saperlo vedere.


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