Rubrica di testimonianze, contributi ed opinioni degli operatori della prevenzione e dei cittadini/lavoratori su tutto ciò che riguarda la valutazione e la gestione dei rischi nei vari ambiti professionali.

Invia il tuo contributo alla redazione all’indirizzo newsletter@unpisi.it indicando la qualifica, l’affiliazione ed una fototessera.


In ricordo di Carlo Smuraglia

10 giu 2022Gentile Presidente,    è doveroso ricordare la figura di Carlo Smuraglia, venuto a mancare lo scorso 30 maggio all’età di 98 anni.

Politico, professore universitario, ma soprattutto partigiano e avvocato. Un uomo dotato di una profonda intelligenza e coscienza civile (ahimè ormai molto rare).

Come avvocato e politico Smuraglia ha dedicato parte della sua attività a temi che ci riguardano: la tutela dei lavoratori e dell’ambiente. Fu uno degli avvocati delle parti civili nel processo a seguito del disastro dell’ICMESA a Seveso (1976) e proficua è stata la sua attività parlamentare e pubblicistica dedicata alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. È stato prima componente e poi presidente della Commissione permanente lavoro e previdenza sociale ed autore di diverse pubblicazioni dedicate al diritto e alla sicurezza del lavoro: tra queste, vale la pena citare “La sicurezza del lavoro e la sua tutela penale” del 1974 e “Il diritto penale del lavoro” del 1980.

Il 21 ottobre 2011, premiato in occasione del convegno “Mi impegno per la Prevenzione” organizzato dalla Consulta interassociativa italiana per la Prevenzione (CIIP), dichiarò: “La sicurezza, la prevenzione restano il mio grande amore. La prevenzione suscita ogni tanto qualche interesse maggiore del solito e poi questo interesse si abbassa. C’è un momento nel quale c’è una grande attenzione, grande emozione in tutto il Paese, dichiarazioni in televisione ‘da ora è tutto cambiato’”. Fu amaro il suo intervento: un bilancio sulla attività della Commissione Lavoro che coi risultati prodotti non portava ad alcun intervento efficace. “Il Testo Unico dovrebbe rappresentare una grande svolta: tutti ci si rimbocca le maniche e si inizia una nuova vita. Mi pare che anche questa volta questo non sia accaduto. Non ho avuto l’impressione che ci sia stata questa svolta anche psicologica, questa accentuazione della prevenzione, questa volontà comune a tutte le parti interessate di attuare il Testo”.

Un’amarezza che era già presente nel 2006, epoca in cui era ancora in vigore il D.Lgs 626/1994. Durante il convegno nazionale della Società nazionale operatori della prevenzione (SNOP), riprendendo il rapporto di monitoraggio delle Regioni sull’applicazione dell’allora Testo Unico, sottolineò come mancasse ancora l’elemento della “filosofia partecipativa” ed il rafforzamento di tutto il sistema della prevenzione, oltre a quello dei controlli, “che hanno bisogno di una seria e valida programmazione e che non debbono avere solo carattere repressivo”.

Le sue idee, la sua filosofia, i suoi pensieri sono facilmente ritrovabili nella Relazione conclusiva dell’Indagine conoscitiva sulla sicurezza e l’igiene del lavoro dalla Commissione Lavoro di cui era presidente (qui il link: https://www.senato.it/leg/13/BGT/Schede/docnonleg/1122.htm). Molti dei temi e dei concetti presenti dovrebbero diventare patrimonio di ogni Tecnico della Prevenzione.

Alfredo Gabriele Di Placido, Tecnico della Prevenzione

Alfredo Gabriele Di Placido, Tecnico della Prevenzione

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Si avvicina l’estate, stessa spiaggia … stesse o nuove zanzare

23 mag 2022 – Gentile Presidente,

con l’avvicinarsi del primo caldo si avvicina il ritorno di  alcune simpatiche amiche che ci terranno compagnia per un po’ di tempo. Stiamo parlando delle nostre care zanzare e, con loro, della diffusione di arbovirosi.

In Italia il Ministero della Salute, in tema di prevenzione, sorveglianza e risposta alle arbovirosi ha preparato un apposito piano della validità quinquennale (2020-2025) con l’individuazione di specifiche competenze e responsabilità in capo ai diversi Enti, dai Dipartimenti di Prevenzione alle Amministrazioni Comunali e/o Regionali.

Persino i nuovi LEA, approvati con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017, individuano nel livello “Prevenzione collettiva e sanità pubblica” due programmi di azione: sorveglianza epidemiologica delle malattie infettive e diffusive e interventi per il controllo della diffusione di malattie infettive e diffusive.

Per combattere la diffusione delle arbovirosi, in questo articolo faremo riferimento solo alle nostre amate zanzare e tralasceremo, per ora, ulteriori insetti vettori di malattia (Es. flebotomi, zecche).

Vettore più noto di arbovirus è la zanzara Culex Pipiens, cioè la zanzara comune. Come ben sappiamo ha una azione crepuscolare/notturna, punge sia all’esterno che all’interno ed è pressochè ubiquitaria. Il ciclo biologico è pari a circa 20 giorni in estate. Può trasmettere malattie come la West Nile.

Altro vettore famoso è la zanzara del genere Aedes. In Italia è diffusa l’Aedes albopictus (più  nota come zanzara tigre) e sono in rapida diffusione l’Aedes Koreicus e l’Aedes Japonicus (ultima zanzara arriva in Italia e scoperta in Friuli Venezia Giulia nel 2015). Le zanzare di questo genere hanno un’azione perlopiù diurna.  Trasmettono diversi arbovirus come ad esempio Dengue e Chikungunya. Il ciclo biologico può durare in estate circa 7 giorni.

La gestione della politica sanitaria in tema di prevenzione delle arbovirosi deve essere orientata al contenimento del numero di zanzare sul territorio. Spesso i nostri comuni, un po’ per spot pubblicitario, un po’ per le segnalazioni di molestie ricevute dalla cittadinanza, si limitano ad effettuare un paio di interventi adulticidi (quindi sulla zanzara adulta) con prodotti chimici impattanti sull’ambiente e pressocchè inutili al fine di ridurre la densità  e la pericolosità del vettore. Questo genere di interventi è da considerarsi uno spreco di denaro pubblico privo di un vero ritorno in tema di salute pubblica.

La prevenzione delle arbovirosi passa dunque su interventi locali di riduzione del numero di possibili focolai ambientali come ad esempio piccoli o grandi recipienti, cisterne, depuratori, vasche, pneumatici depositati al suolo, fontane ornamentali, vasi e sottovasi etc. Questo genere di intervento locale non può che passare attraverso una corretta informazione della cittadinanza. Un secondo genere di interventi è quello con appositi prodotti larvicidi, che agiscono quindi sulle larve di zanzare neutralizzandole prima che diventino adulte.

I trattamenti ordinari antilarvali in aree urbane(con un particolare occhio a tombini, grondaie e caditorie) dovranno attivarsi precocemente, non appena il sistema di monitoraggio entomologico rilevi la presenza di larve o, in assenza di questo, a partire dal mese di maggio.

Gli interventi adulticidi, quelli abitualmente effettuati, sono sconsigliati dall’OMS e il Ministero della Salute ne consiglia l’utilizzo in caso di emergenze sanitarie in accordo con le Autorità Sanitarie.

Entro il 2025, ogni Regione/PA inizierà ad implementare un’attività di monitoraggio della resistenza ai prodotti insetticidi impiegati, la quale permetterà di allertare il sistema sull’insorgenza di tale fenomeno e di adottare conseguentemente strategie di controllo alternative, secondo quanto specificato in questo capitolo. L’attività di monitoraggio verrà svolta dai Dipartimenti di Prevenzione.

Domenico Di Gennaro – Tecnico della Prevenzione ASL Bari  SISP NORD/ Docente a contratto UNIPD
Davide Qualizza – Tecnico della Prevenzione ASUFC SISP NORD 

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Concorsi pubblici. Cambiano le regole del gioco

28 apr 2022Gentile Presidente,

dal 1° luglio 2022 cambieranno le regole per concorsi ed avvisi pubblici.

Compresa nell’ambito delle riforme per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), la riforma ha visto l’approvazione di una sua prima parte nel 2021, per essere poi approvata nella parte mancante lo scorso 13 aprile.

La Pubblica Amministrazione vive da anni una drammatica situazione di carenza di personale, che coinvolge anche la nostra figura professionale. Obiettivo della Riforma, ha spiegato il ministro della Pubblica Amministrazione Brunetta, è “riportare il numero di dipendenti pubblici, tra cinque anni, a quota 4 milioni, contro i 3,2 milioni attuali, e abbassare di 5-6 anni l’età media, ora sopra i 50 anni”, intervenendo anche sulle modalità di selezione.

L’unica via per l’iscrizione a concorsi e avvisi pubblici sarà attraverso il “LinkedIn della Pubblica Amministrazione”, per usare la definizione di Brunetta, ovvero il portale inPA.gov.it.

In un primo passaggio, la registrazione tramite portale unico sarà destinata solo ai concorsi delle amministrazioni centrali per poi essere esteso, previo decreto apposito da parte del Ministero, anche alle regioni ed agli altri enti locali.

Il personale non dirigenziale sarà oggetto di una prova scritta e di una prova orale, tesa anche all’accertamento della conoscenza di una lingua straniera. Viene introdotto anche l’assessment, ovvero la valutazione di competenze ed attitudini del candidato.

Per l’assunzione di profili specializzati verranno inoltre valutate le esperienze professionali pregresse ed attinenti.  Viene inoltre introdotta la discriminazione positiva: le amministrazioni possono prevedere nel bando di concorso misure che attribuiscano preferenza al genere meno rappresentato. Tali criteri dovranno essere proporzionati allo scopo da perseguire e adottati a parità di qualifica da ricoprire e di punteggio ottenuto nelle prove concorsuali.

Come dire, se il gioco si fa duro, impariamo a giocare con le nuove regole!

Alfredo Gabriele Di Placido, Tecnico della Prevenzione

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Professionisti sanitari Tecnici della prevenzione: quale futuro nell’Ispettorato Nazionale del Lavoro?

22 feb 2022 – Gentile Presidente,

la nostra, come sappiamo, è una professione che nel corso degli anni si è mossa ed è cresciuta timidamente in un percorso che potremmo definire accidentato e pieno di buche.

Un percorso che tuttavia, in un prossimo futuro, potrebbe rivelarsi a noi ancor più dissestato e arduo da percorrere. Agli annosi problemi mai risolti riguardanti la nostra professione (tra cui un sistema universitario troppo spesso incapace di fornire una formazione adeguata alle esigenze formative sul campo, la cronica carenza di personale all’interno dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL/ATS e delle ARPA, l’assenza di un pieno riconoscimento sociale, la clamorosa svalorizzazione messa in atto da talune amministrazioni, tanto per citarne alcuni), si aggiungono le ultime questioni relative alle recenti decisioni politiche riguardanti il nuovo assetto della vigilanza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Infatti con la Legge 17 dicembre 2021, n. 215 (conversione in legge con modificazioni del D.L. 21 ottobre 2021, n. 146) l’attuale governo ha deciso di operare un vero e proprio strappo con il precedente ordinamento dettato dalla Legge 833/1978 e caratterizzato da una vigilanza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro svolta prioritariamente dai Servizi di Prevenzione e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro delle ASL/ATS. Una norma che, oltre a sancire in parte un ritorno al passato e ad avere una sorta “sapore punitivo” nei confronti delle Regioni e delle ASL/ATS, si teme possa preannunciare nel tempo uno smantellamento graduale dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro.

Negli anni a venire dunque, preso atto della “nuova visione politica”, non sarà improbabile assistere ad un dirottamento del denaro pubblico stanziato per il contrasto del fenomeno antinfortunistico, verso l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con una conseguente decrescita dei Servizi PSAL dei Dipartimenti di Prevenzione.

Tale ipotesi, volendo tralasciare le inevitabili conseguenze negative nei confronti del mondo del lavoro, avrebbe un forte impatto nei confronti della nostra professione, la cui crescita risulta essere strettamente correlata e connessa con quella dei Dipartimenti di Prevenzione. Il probabile futuro depotenziamento di tali servizi o la più remota ipotesi di un progressivo smantellamento dei medesimi, comporterebbe la perdita di un patrimonio di esperienze e professionalità che in questo settore forse raggiungono l’apice per la nostra professione.

Inoltre, nell’eventuale ipotesi di un futuro smantellamento dei servizi PSAL, si andrebbe a minare in maniera ancor più drastica quel concetto di “competenze esclusive” di una professione sanitaria come quella dei Tecnici della Prevenzione; infatti tra i requisiti d’accesso nell’ultimo concorso per ispettore tecnico bandito dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro (che in tale ipotesi rimarrebbe l’unico ente preposto a tale tipologia di vigilanza) non è prevista una specifica laurea, aprendo indistintamente ad una grande platea di professionisti l’espletamento di attività che spesso comportano valutazioni di tipo sanitario (dunque anche un laureato in Lettere e Filosofia).

A fronte di ciò appare alquanto assurdo l’entusiasmo mostrato da alcuni colleghi nell’apprendere l’apertura a tutte le classi di laurea del concorso INL per Ispettore Tecnico, sbandierandola come una “conquista” e una grande occasione per la professione.

Se da un lato ci si augura che in questo concorso entrino più Tecnici della Prevenzione possibili, dall’altro è doveroso sottolineare il rammarico per delle scelte che di fatto rischiano di stravolgere in negativo, oltre che la stessa categoria, anche l’espletamento della futura attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza.

Fatte le considerazioni di cui sopra si spera che gli organi di rappresentanza della categoria acquisiscano piena consapevolezza del rischio che stiamo correndo, riuscendo, in un prossimo futuro, a sviluppare i necessari rapporti politici e sindacali volti a tutelare l’identità della professione e soprattutto il mondo del lavoro.

Dott. Rosario Bernadet Sanacore, Tecnico della Prevenzione, Palermo.

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Rafforzare le fondamenta “giuridiche” per non crollare

18 feb 2022 – Gentile Presidente,

ho letto con grande interesse l’articolo della collega Valentina Montagner sul concorso per Ispettori tecnici presso il Ministero del Lavoro, a cui anche noi Tecnici della Prevenzione potremo accedere.

Come viene correttamente osservato, tra tutte le materie che costituiscono il nostro “pane quotidiano” per citare l’articolo (D.Lgs 81/08, direttiva macchine, sostanze chimiche, dpi), l’unica “stecca vocale” è rappresentata da “scienze delle costruzioni”, materia non affrontata nei nostri percorsi universitari triennali.

Una lacuna certamente, che purtroppo si somma ad altre carenze disciplinari che costellano la formazione di un Tecnico della Prevenzione. Usando in prestito il linguaggio edile, sappiamo che una casa per essere sicura e non crollare deve avere solide fondamenta, e per analogia anche una professione per essere riconosciuta come autorevole ed essenziale deve avere solide fondamenta.

Le fondamenta per la preparazione e la competenza di un professionista della salute sono date dal suo percorso formativo. Purtroppo uno degli elementi più trascurati che non permettono di avere una casa solida e sicura è rappresentato dalle carenze in materia di Diritto nel piano di studio accademico di un TdP. Eppure il Diritto è uno dei tre elementi fondamentali per questa professione (per la cronaca, gli altri due sono: aspetti sanitari ed aspetti tecnici). E non dico nulla di nuovo in quanto è proprio l’avvocato Pasquale Iodice ad asserire che il Tecnico della Prevenzione è un “operatore del diritto”.

Che si lavori nella sicurezza sul lavoro, nell’igiene pubblica o in quella alimentare, nella Pubblica amministrazione o in aziande private, noi ci muoviamo sulla base del Diritto.

Cos’è un reato? Cosa è il dolo eventuale e la colpa cosciente? Quali sono le tipologie di sequestro? Come redigere in maniera impeccabile un atto amministrativo? Ed un verbale di prescrizione ai sensi del D.Lgs 758/1994? Come spiegare l’elemento soggettivo normato dall’articolo 3 della Legge 689/1981?

Queste sono solo alcune domande che mi vengono in mente e che scrivo così di getto, sul momento. A queste e a tante altre dovrebbe rispondere l’UNPISI, nella sua nuova veste di associazione tecnico-scientifica, mediante un corso ben articolato e modulare che veda coinvolte figure altamente specializzate in diritto e giurisprudenza. Un punto fermo lo abbiamo già, il Dott. Antonio Fedele responsabile Ufficio tecnico-giuridico, già apprezzato in occasione di alcuni webinar del ciclo Let’s Talk Safety, che mi auguro possa coinvolgere pubblici ministeri e professionisti forensi con cui la maggioranza dei TdP dei servizi PSAL/PreSAL coltiva un rapporto costante.

Il diritto è parte della nostra professione, della nostra casa: è un dovere rafforzare le fondamenta.

Alfredo Gabriele Di Placido, Tecnico della Prevenzione – APSS Trento

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Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro: quale futuro?

17 feb 2022 – Gentile Presidente,

il duemilaventidue non parte nel migliore dei modi per i Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. La nostra professione sembra non stia navigando in belle acque e le responsabilità risultano essere sicuramente molteplici.

La recente pandemia ad esempio, in diverse realtà, ha sbattuto in faccia a molti colleghi tutte le contraddizioni che caratterizzano la gestione di taluni Dipartimenti di Prevenzione.

Dunque a questo punto appare lecito chiedersi, a fronte delle numerose problematiche che ormai attanagliano la nostra professione, quale ruolo debbano ricoprire gli organi che a vario titolo rappresentano la categoria professionale (parliamo soprattutto della Federazione Nazionale TSRM e PSTRP con annessa Commissione d’Albo Nazionale TPALL e singoli ordini e albi, ma anche delle importanti associazioni professionali come UNPISI, ora tra l’altro Associazione Tecnico Scientifica).

L’importanza di far parte di una professione regolamentata è fuori dubbio, così come risulta essere indiscusso il vantaggio che si può trarre dall’esistenza di associazione come UNPISI il cui scopo risulta essere da statuto quello di tutelare la professione e puntare alla crescita formativa e culturale della stessa. Fatta questa doverosa precisazione bisogna tuttavia ammettere che vi è la diffusa percezione che tali istituzioni di rappresentanza (prima fra tutte la Federazione Nazionale con gli annessi ordini e albi) non siano state in grado di avviare nel corso degli ultimi anni (dal 2018 per quanto concerne la giovane Federazione TSRM-PSTRP e organi afferenti) un dialogo e un rapporto di tipo “proattivo” con gli organi di decisione politica, volto a tutelare, oltre che gli interessi della professione, anche e soprattutto quelli della collettività.

La scarsa considerazione che puntualmente gli organi di governo politico mostrano nei confronti della categoria infatti fa pensare sulle capacità di dialogo di tali strutture con il decisore pubblico, tanto sul piano locale, quanto su quello nazionale. Inoltre, volendo considerare quanto sopra solo una “percezione errata” da parte di molti iscritti bisognerebbe, in tale ipotesi, interrogarsi sulle capacità degli organi in questione di stabilire con i professionisti un rapporto efficace ed efficiente in termini di comunicazione; in tal senso sembra infatti assente un piano strategico di comunicazione volto ad informare costantemente i Tecnici della Prevenzione sulle attività svolte al fine di tutelare la categoria professionale.

La percezione è infatti che si stia venendo a creare un GAP sempre più ampio tra i colleghi e tali enti pubblici, e che i Tecnici della prevenzione si sentano poco rappresentanti e poco ascoltati proprio da quegli organi che tra i compiti istituzionali hanno quello di tutelare le funzioni proprie della professione. Un’efficace campagna di comunicazione nei confronti degli iscritti infatti, oltre a soddisfare l’indubbia trasparenza dell’azione di rappresentanza, aiuterebbe probabilmente a colmare quella grande distanza che oggi sembra dividere molti professionisti dal proprio ordine ma anche dalle associazioni di categoria.

Fatte le considerazioni di cui sopra ci si augura che nel prossimo futuro gli organi che a vario titolo rappresentano la professione riescano a sviluppare rapporti proattivi sempre più stretti con i decisori politici e con le organizzazioni sindacali (a livello locale, ma soprattutto a livello nazionale) sviluppando inoltre anche un piano strategico di crescita professionale in grado di risolvere nel tempo tutte le incongruenze che ormai contraddistinguono la nostra categoria.

Contrariamente al pensiero di alcuni, oggi più di ieri, abbiamo bisogno dell’albo e di associazioni attive in grado di contribuire in modo decisivo, oltre alla tutela della professione, anche e soprattutto alla sua crescita. Ma per fare ciò vi è bisogno, oltre che di un cambio di passo, anche e soprattutto di entusiasmo, passione e di giovani colleghi con la voglia di mettersi in gioco.

Non si può ottenere nulla di veramente prezioso se non con la cooperazione disinteressata di molti individui. (Albert Einstein)

Dott. Rosario Bernadet Sanacore, Tecnico della Prevenzione, Palermo

17 Febbraio 2022

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Il DL 146/2021 è la strada giusta?

10 dic 2021 Gentile Presidente,

la pandemia da COVID-19 ha portato nuovi scenari dai risvolti inaspettati. Abbiamo dapprima assistito al fermo delle attività produttive, fatte salve quelle essenziali, con gravi ripercussioni sull’economia del Paese e abbiamo salutato con cauto entusiasmo la loro graduale ripresa e le riaperture.

Il riavvio delle attività industriali e artigianali e l’accelerazione impressa al settore dell’edilizia dalle agevolazioni fiscali introdotte dal Governo, hanno agito da volano per una timida ripresa economica, ma sono state caratterizzate da un approccio al lavoro caotico, spesso disorganizzato e approssimativo. Non si è trattato solo di una riattivazione, ma di una “corsa al lavoro”, nella quale tutto sembra essere lecito. L’utilizzo di lavoro nero, i tempi ristretti, il taglio dei costi che come sempre ricade sugli apprestamenti di sicurezza. E’ in questo contesto che dalla seconda metà del 2020 ad oggi, stiamo assistendo ad una impennata degli eventi infortunistici mortali e gravi, ma senza nuovi connotati.

Si muore sempre negli stessi settori produttivi e le modalità di infortunio sono quelle da sempre sotto la lente d’ingrandimento degli addetti ai lavori: cadute dall’alto, cadute dall’alto di gravi, utilizzo di macchine, impianti, attrezzature, ambienti confinati. Fenomeni studiati e contrastati da più di 40 anni dai Dipartimenti di Prevenzione delle ASL, attraverso l’operato via via più articolato e specialistico dei tecnici della prevenzione dei Servizi Pre.S.A.L.

Tale sforzo sinergico delle Regioni, che negli anni hanno provato ad affiancare l’attività di assistenza agli interventi di vigilanza mediante l’attuazione dei Piani Mirati di Prevenzione, sembra essere passata inosservata. Anzi, quello che è recentemente accaduto, con l’emanazione del D.L. 146/21 sembra addirittura un “passaggio punitivo” verso l’attuale assetto del sistema nazionale della prevenzione ritenuto inefficiente e inefficace, incapace di contrastare in modo adeguato gli infortuni e la crescita delle malattie professionali.

Solo chi non conosce la storia può credere che le cose stiano davvero così, perchè il passaggio di competenze dall’Ispettorato del Lavoro ai Dipartimenti di Prevenzione ASL operato attraverso la L. 833/78 ha inequivocabilmente determinato una svolta positiva e proattiva in termini di approccio. I temi

della salute si sono affiancati a quelli della sicurezza e la prevenzione è divenuta via via la strada maestra, ancor più della repressione.

La crescita dei servizi del Dipartimento di Prevenzione è strettamente connessa alla sempre maggiore e costante crescita professionale dei Tecnici della prevenzione, attraverso i corsi di laurea triennale e magistrale, attraverso l’affermazione sempre più marcata della autonomia professionale e una rinata consapevolezza dell’importanza del ruolo svolto. Il Sistema Sanitario Nazionale è stato la culla della transizione, ma non v’è dubbio che le carenze strutturali, la troppo frequente assenza di programmazione e la politica abbiano reso difficile un percorso virtuoso fatto come detto non solo di vigilanza, ma anche di ricerca, collaborazione tra istituzioni, assistenza alle imprese.

Per questo dobbiamo chiederci se il D.L. 146/21 sia davvero la strada giusta! per questo è lecito farsi domande sul ruolo delle Regioni, delle ASL, dei Tecnici della prevenzione, per capire le disfunzioni che hanno portato all’emanazione delle nuove regole, ma anche e soprattutto rilanciare il ruolo primario della prevenzione e dei Tecnici della prevenzione.

Paolo Moscetta, Tecnico della Prevenzione – ASL Roma 2

10 Dicembre 2021

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Quest’anno facciamoci un regalo: lavoriamo in team verso un obiettivo comune

27 novGentile Presidente

Influenzati dal clima natalizio che piano piano inizia ad entrare all’interno delle nostre case, nelle strade e nelle imprese dove lavoriamo, volevo condividere la mia esperienza personale nella ricerca di un modo per raggiungere un obiettivo ormai caro a tutta la professione: la tutela della Salute e sicurezza sul lavoro.

È consuetudine nella squadra dove gioco, fare un rito particolare, “il Sabato dell’Orso”. Un semplice messaggio motivazionale con una canzone rappresentativa del match del giorno dopo.

Quanto è il tuo turno devi sempre trovare una metafora, una canzone, un qualcosa per caricare, motivare, incoraggiare i tuoi compagni.

Il motivo lo conosciamo tutti: alimentare la competizione. Mai fomentare l’odio o il nervosismo, ma bensì il fare focus sul concetto di appartenenza ad una squadra, ad un gruppo che nel bene o nel male sarà sempre al tuo fianco ad aiutarti, sostenerti e spingerti a fare meglio.

“…Together standing tall. Shoulder, to Shoulder! We answer Ireland’s Call”

Questa è tra le canzoni più significative, cantata prima dei match di rugby irlandesi. L’Irlanda non gioca solo a Rugby, con queste parole chiarisce che ogni giocatore è chiamato alle armi a sconfiggere il “nemico” spalla/spalla con il proprio compagno.

Tra le frasi più utilizzate nella mia squadra c’è “Facciamoci un regalo”, perché sì, dopo aver sudato, corso, battuto colpi per terra negli allenamenti, aver rinunciato ai venerdì sera, alla birra, c’è bisogno di un regalo.

Un regalo è il coronamento di tutti gli sforzi che facciamo, di tutte le volte che viene giù il diluvio e non ti vuoi allenare nel fango fino alle ginocchia, di tutti gli allenamenti fatti sottozero, nel campo duro, dei dolori.

Nello sport nessuno ti regala nulla, se vuoi la vittoria, la coppa, la medaglia, te la devi andare a prendere. La devi strappare al tuo avversario che è lì davanti a te esattamente per il tuo stesso motivo, con la stessa forza di volontà di non mollare e con la tua stessa voglia di vincere.

Chi solleverà la coppa? Chi vincerà la partita? Ad inizio del match no lo sai mai. Non è mai scritto, ogni match ha la sua storia. Il risultato si sa solo a fine del tempo a disposizione, sta a te e alla squadra decidere come impiegarlo.

Un team vincente è composto da soggetti che partecipano agli “allenamenti”, alle “partite”, mantenendo un obiettivo comune. Definire l’obiettivo da perseguire deve essere una scelta comune, non può essere fatto da un capo per la squadra ma bensì condiviso da tutto il team. Costantemente siamo chiamati ad allenarci in squadra sul luogo di lavoro, le riunioni sono un esempio: è un incontro di più persone del team dalle varie competenze in grado di analizzare un problema e definire le azioni per correggerlo.

Fondamentale è creare un team in grado di comprendere questa dimensione e capace di collaborare con i propri interlocutori, che siano di realtà pubbliche o private. Nel nostro lavoro non esiste la competizione, esiste la collaborazione. Esiste la ricerca comune del raggiungimento dello stesso obiettivo: garantire la salute, uno tra i diritti fondamentali della nostra costituzione.

Cerchiamo di trovare nella nostra associazione un motivo per tenere accesa la fiammella che viene definita passione, cerchiamo di alimentarla e farla alimentare dai collaboratori che abbiamo intorno. Non identifichiamoci come unico punto di riferimento in materia di sicurezza sul lavoro. Creiamo un team di punti di riferimento, dove tutti collaborano allo stesso scopo, al raggiungimento di un traguardo comune, alla tanto desiderata meta. Facendo questo, avremo trovato il modo di “Farci un regalo”.

Matteo Sordi, Tecnico della Prevenzione – HSE Obi Italia Srl

27 novembre 2021

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Società con sede ad Alpignano (TO) ricerca Tecnico della prevenzione

13 nov – Gentile Presidente,

siamo una Azienda operante da oltre 20 anni, nel settore della sicurezza sul lavoro, e siamo alla ricerca di un Tecnico laureato in tecniche della prevenzione, da inserire nell’organico.

La risorsa si occuperà di affiancare l’ufficio responsabile nella stesura dei DVR  documenti di valutazione dei rischi D.lgs.81/08 , manuale HACCP e altri documentazioni inerenti alla sicurezza sul lavoro.

Si richiede: Laurea in Tecniche della Prevenzione, Buone capacità a lavorare su scadenze ed ottimi doti organizzative, Buone capacità di problem solving e gestione del cliente. Puntualità e precisione, Capacità di lavorare in team e contestualmente attitudine a gestire il lavoro in modo indipendente

Contratto di lavoro: Tempo pieno,  primi 6 tempo determinato con passaggio dal 7 mese a tempo indeterminato

Stipendio: €1.300,00 – €1.500,00 al mese

Benefit: cellulare aziendale, formazione professionale, premi trimestrali di produzione

Disponibilità: dal lunedì al venerdì

Retribuzione supplementare: Tredicesima, Quattordicesima

Smart working:  NO

Cell.: + 393273453140 – Fisso: +39.011.6980960 – e-mail:  ufficiotecnico2@dlgs81.org  e-mail:  risorseumane@dlgs81.org

Sede Legale: Via Cavour 43 – 10091 Alpignano (To) – Sede Operativa: Viale Vittoria 1/b – 10091 Alpignano (To)

P. IVA 11464090015   –  REA  TO 1215310 – Cap.sociale € 50.000. i.V

Sig.ra Patrizia Barcelli, Responsabile Formazione & Risorse Umane – Dlgs81 Ambiente Sicurezza S.R.L. Unipersonale 

13 novembre 2021
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Riusciranno i nostri eroi a ritrovare il Tecnico della Prevenzione?

16 ottGentile Presidente,

il Consiglio dei Ministri ha licenziato il Decreto Fiscale, nome limitativo vista la presenza delle tanto annunciate norme in materia antinfortunistica.

I 3,7 milioni di euro nel biennio 2022/2023 per strumentazioni tecnologiche destinate all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, i 1.024 ispettori da assumere e i 660 carabinieri dedicati all’attività di vigilanza sul diritto del lavoro sono sicuramente le chiavi di volta per abbattere il numero di infortuni: siamo in una botte di ferro. Sono ironico naturalmente.

Che si voglia finalmente mettere a regime il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP) può essere solo una buona notizia. Che si abbatta al 10 per cento la presenza di personale “in nero” e che non siano più previste le “gravi e reiterate violazioni” per sospendere un’attività lavorativa anche.

Che vengano estese le competenze dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro è invece già un passo indietro rispetto a quella che era la filosofia iniziale della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, la n.833/1978. Perchè dalla salute che deve essere garantita al lavoratore e di cui si fa garante il Ministero della Salute tramite le sue articolazioni, in primis le ASL, attraverso le attività di prevenzione, vigilanza ed ispezione, si torna ad un approccio più repressivo pre-1978 in cui si vigilava tramite ENPI, ANCC e gli ispettorati del lavoro. Prevenzione assente. Consiglio a tutti di reperire e leggere un librettino del 1981 di Alessandro Martignani e Sergio Tonelli, “Medicina del lavoro nelle unità sanitarie locali” (La Nuova Italia Scientifica). Lì c’è tutto ciò che doveva essere e che non è stato. Lì si parla di quello che doveva essere il perno di un intero sistema: la prevenzione.

Come possono 1.024 ispettori del lavoro risolvere la questione infortuni? Tra l’altro con titoli di accesso al concorso non consoni: giurisprudenza, servizi giuridici, scienze politiche. Lauree di rispetto, ma che non forniscono tutti gli strumenti per affrontare ogni aspetto di un cantiere, di un’industria, di un luogo di lavoro.

Cito le materie oggetto di concorso così come riportate nel bando di concorso: diritto costituzionale; diritto amministrativo; diritto civile; diritto del lavoro e legislazione sociale; elementi di diritto commerciale; elementi di diritto dell’Unione Europea; elementi di contabilità pubblica; elementi di diritto penale e di diritto processuale penale; elementi di diritto processuale civile; disciplina del lavoro pubblico e responsabilità dei pubblici dipendenti; normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; ordinamento e attribuzione dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

Il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro è presente: il penultimo argomento.

Fisica, chimica, igiene, biochimica, medicina del lavoro, ispezione dei cantieri, sociologia, medicina legale, diritto penale applicato al lavoro e all’ambiente, diritto del lavoro, scienze tecniche mediche applicate, tossicologia industriale, psicologia sono solo alcune delle materie rientranti nel curriculum formativo di un Tecnico della Prevenzione. Che ha una visione di sistema e un’ottica dell’azione preventiva: sa, o comunque ha gli strumenti per riconoscere e gestire, i fattori di rischio, le misure di prevenzione, quelle di protezione, gli elementi di diritto, le conseguenze a livello di salute e di sicurezza di un lavoratore.

Se non si parte dall’implementazione delle attività di prevenzione primaria, dalla rifondazione della formazione (vogliamo parlare di come vengono svolti i corsi di formazione? Di quanto resta ad un lavoratore o ad un preposto di ciò che viene detto?), da un confronto tra organo di vigilanza territoriale (ASL) – datori di lavoro – lavoratori e loro rappresentanti, risultati evidenti non si vedranno. Rimando per un maggiore approfondimento sul tema (http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=99076) all’intervento del presidente del Consiglio d’Albo Nazionale, Maurizio Di Giusto, che, speriamo, faccia presente in maniera ancora più forte presso le Istituzioni, a partire dal presidente del Consiglio Draghi, la chiave di volta fondamentale che è la prevenzione primaria ed il nostro ruolo centrale.

Dubito che le norme licenziate dal governo siano il toccasana definitivo all’annoso problema della sicurezza sul lavoro: hanno puntato su cavallo e filosofia sbagliati.

Alfredo Gabriele Di Placido, Tecnico della prevenzione – APSS Trento

16 ottobre 2021
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Da domani, nei luoghi di lavoro, si applicheranno le procedure di verifica del Green pass

14 ott – Gentile Presidente,

domani, 15 ottobre 2021 è la data di partenza dell’obbligo di possedere la Certificazione Verde C19 all’accesso nei luoghi di lavoro pubblici e privati, come descritto all’interno del Decreto Legge n. 127 del 21 settembre 2021. Per tutte le imprese scatterà l’applicazione delle procedure operative da parte degli incaricati alla verifica della Certificazione C19.

Oggi vorrei portare all’attenzione dei colleghi un’intervista de “Il Sole 24 Ore” a Bruno Giordano, direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, dove è stato fatto un focus in merito ai controlli dell’organo di vigilanza e soprattutto un chiarimento in merito a quanto riportato nel D. L. 127/2021 in materia di comunicazione delle violazioni al Prefetto. Ne riporto solo alcune…

“Direttore Giordano, come avverranno dal 15 ottobre i controlli sul possesso del Green Pass nei luoghi di lavoro? Chi comunicherà le violazioni al Prefetto?

Lo schema è quello dei controlli speciali tracciati dal Decreto Legge n. 19 del 25 marzo 2020, per il mancato rispetto delle misure di contenimento dell’epidemica Covid-19. In base all’articolo 4, il Prefetto assicura l’esecuzione delle misure di contenimento nei luoghi di lavoro, avvalendosi del personale ispettivo dell’azienda sanitaria locale e dell’Ispettorato Nazionale del lavoro, limitatamente alle sue competenze sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Indubbiamente, ora l’ambito dei controlli si allarga di molto: a marzo 2020 le aziende e gli uffici erano per lo più chiusi.

Il D.L. 127/2021 ha appena introdotto l’obbligo di Green Pass in gran parte dei luoghi di lavoro privati e pubblici, che oggi sono quasi completamente aperti.”

“Quali sono le azioni che le aziende devono curare con attenzione per non farsi trovare impreparate?

Innanzitutto, devono incaricare formalmente, con atto scritto, i responsabili dei controlli del Green Pass. Inoltre, devono predisporre le misure organizzative per fare i controlli e per garantire che chiunque acceda in azienda abbia la Certificazione. L’elemento rilevante è l’accesso in azienda. Bisogna prestare attenzione quindi, a chiunque acceda, che essi siano dipendenti, lavoratori autonomi, volontari, a qualsiasi titolo entrino nei luoghi di lavoro.”

Se un ispettore accerta che un lavoratore è entrato in azienda senza il Green Pass per più di un giorno, la sanzione da 400 a 1000 € si moltiplica?

A essere sanzionato dalle nuove norme è l’accesso senza Green Pass, quindi a ogni accesso corrisponde una nuova sanzione. È come se si accedesse più volte a una zona a traffico limitato: se si accede due volte, si è soggetti a una doppia sanzione.”

“L’INL farà un piano di controlli?

I prefetti devono eseguire le indicazioni normative avvalendosi degli ispettori delle ASL e degli ispettori del lavoro, pianificando i controlli. L’INL è già in linea con le indicazioni del ministero dell’interno.”

“L’INL ha il personale necessario per far fronte a controlli su così larga scala, nel pubblico e nel privato?

Entro poche settimane si concluderanno i concorsi per 1.122 nuovi assunti: siamo pronti per formarli destinandoli agli uffici con maggiore carenza di organico.”

In attesa di ulteriori aggiornamenti in merito all’argomento ringrazio la redazione de “Il sole 24 ore” per la preziosa intervista fatta, e colgo l’ìoccasione per riportare il link delle FAQ sui DPCM in materia https://www.governo.it/it/articolo/green-pass-faq-sui-dpcm-firmati-dal-presidente-draghi/18223

Concludo con una domanda aperta, rivolta ai colleghi delle ASL, con l’auspicio che possa suscitare una risposta su questa rubrica. I Servizi PISAL /PreSAL (Prevenzione sicurezza sul lavoro) afferenti ai Dipartimenti di Prevenzione sono già operativi ed in linea con le indicazioni normative delle Prefetture ?

Matteo Sordi, Tecnico della Prevenzione – HSE Obi Italia Srl

14 ottobre 2021
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Sileri annuncia il pugno duro sull’ECM da gennaio 2022

05 ott – Gentile Presidente,

naturalmente condividiamo con il sottosegretario Sileri l’affermazione che “formazione e aggiornamento professionale siano i primi e più importanti pilastri per l’attività di ogni professionista sanitario”, ma siamo scettici di quanto ha dichiarato in una recente intervista annunciando l’avvio, nel 2022, circa l’esecuzione dei controlli e delle sanzioni per inosservanza agli obblighi formativi, di competenza degli Ordini delle professioni sanitarie.

A fine anno scade infatti la deroga per il recupero dei crediti formativi relativi al triennio 2017-2019. Deroga che il governo non ha intenzione di prorogare: i professionisti sanitari “avranno circa 3 mesi per assolvere al loro obbligo formativo”.

Nell’ultimo decennio, molte società scientifiche ed associazioni professionali, sono andate a supporto delle esigenze formative dei professionisti, progettando ed erogando Corsi ed Eventi di aggiornamento, utilizzando unicamente le risorse umane e le quote annuali degli associati, senza usufruire di alcun finanziamento pubblico e, laddove è stato possibile, con il sostegno delle imprese sponsor.

Tra queste ultime, anche l’UNPISI ha accolto le esigenze della categoria dei Tecnici della prevenzione, in linea con le finalità istituzionali, ed a seguito del recente riconoscimento ministeriale come Associazione tecnico-scientifica (ATS) ai sensi della Legge 24/2017 e del DM 2 agosto 2017, il lavoro diventerà ancora più interessante.

Inizierà la nuova sfida della redazione di documenti e di linee guida da adottare a norma della già citata legge Gelli-Bianco (art.5), e continuerà l’impegno nel garantire ai colleghi il fabbisogno dei crediti ECM, che rappresenta sì un obbligo di legge, ma ancor di più un obbligo etico-deontologico.

Mi auguro che dietro le quinte dell’UNPISI ci sia fermento, e che il 2022 sia ricordato come un anno determinante per la formazione, che ritengo debba assolvere sia ai fabbisogni dei colleghi della PA, sia dei tanti TPALL che operano con impegno e competenza nel settore privato.

Alfredo Gabriele Di Placido, Tecnico della prevenzione – APSS Trento

05 ottobre 2021
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Nuovo decreto di estensione Green pass

22 set – Gentile Presidente,

come noto l’attuale contesto di rischio per la collettività e la straordinaria necessità e urgenza di garantire la maggiore efficacia delle misure di contenimento del SARS-CoV-2, ha prodotto l’estensione dell’obbligo di Green Pass Covid-19 nei luoghi di lavoro pubblici e privati, con decorrenza dal prossimo 15 ottobre, fino al 31 dicembre.

Chiunque, per accedere al luogo di lavoro, è obbligato a possedere ed esibire il Green Pass. Sia ai lavoratori pubblici che a quelli privati verrà sospeso immediatamente lo stipendio nel caso di mancanza della certificazione. In ogni caso nessuno andrà incontro a sanzioni disciplinari e al licenziamento; Il decreto introduce l’obbligo per tutti i dipendenti pubblici e privati; anche a tutti quei soggetti che, “a qualsiasi titolo” svolgono la propria attività lavorativa in un’amministrazione pubblica.

La retribuzione non è dovuta dal primo giorno di assenza. Lo stop allo stipendio scatta dal quinto giorno per i lavoratori del pubblico e fin dal primo giorno per i lavoratori del settore privato che non abbiano il Green Pass. Per i datori di lavoro che non effettuano i controlli sono previste inoltre sanzioni da 400 a 1.000 euro, mentre i dipendenti presenti al lavoro senza il Green Pass rischiano una sanzione da 600 a 1.500 euro

Il decreto prevede l’obbligo per le farmacie di somministrare i test antigenici rapidi applicando i prezzi calmierati, definiti nel protocollo d’intesa siglato dal Commissario straordinario per l’emergenza epidemiologica Covid-19, d’intesa con il Ministro della salute. L’obbligo vale per le farmacie che hanno i requisiti prescritti. Le nuove norme prevedono inoltre la gratuità dei tamponi per coloro che sono stati esentati dalla vaccinazione. Per quanto riguarda i tamponi, è stata inoltre estesa la validità dell’esito dei molecolari a 72 ore mentre quella degli antigenici continuerà ad essere 48 ore.

Chi effettuerà i controlli? Sono i datori di lavoro a dover verificare il rispetto delle prescrizioni. I controlli saranno effettuati preferibilmente all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione. I datori di lavoro inoltre individuano i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle eventuali violazioni.  Per le aziende con meno di 15 dipendenti, è prevista una disciplina volta a consentire al datore di lavoro a sostituire temporaneamente il lavoratore privo di Certificato Verde.

Prossimo obiettivo, entro il 15 ottobre, il datore di lavoro dovrà individuare con atto formale un apersona deputata a tale controllo, e tra gli addetti ai lavori si stanno facendo ipotesi che tale incarico dovrà essere attribuito in prima battuta allo stesso datore di lavoro e, in realtà organizzative più complesse, questo obbligo può essere declinato nella catena gerarchica ai dirigenti ed in subordine ai preposti con poteri e capacità adeguati.

Matteo Sordi, Tecnico della Prevenzione – HSE Obi Italia Srl

22 settembre 2021
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Tre morti al giorno. L’orrendo prezzo del lavoro

20 set – Gentile Presidente,

con la relazione depositata dal perito sull’orditoio che ha ucciso Luana D’Orazio lo scorso 3 maggio e con l’ennesima vittima sul lavoro sempre uccisa da una macchina tessile si torna a parlare un po’ più approfonditamente di sicurezza sul lavoro.

E lo si fa con una maggiore consapevolezza dei ruoli e dei numeri quantomeno imbarazzanti di organico. Credo che questo debba essere un segnale di fiducia, perché è innanzitutto una battaglia culturale quella di far conoscere noi e la nostra professione quale primo strumento preventivo ed ispettivo contro infortuni e malattie professionali.

Infonde un refolo di fiducia che ieri sul quotidiano la Repubblica sia stato pubblicato un bel editoriale di Brunella Giovara sulla questione. Merito alla giornalista che identifica noi come figura professionale e l’annessa problematica della cronica sottorganicità, prendendo ad esempio la provincia di Mantova, dove sono presenti solo 24 colleghi per 38mila imprese.

Essere identificati correttamente col nostro nome e cognome e come primi interlocutori nella prevenzione e vigilanza dei luoghi di lavoro è davvero un niente rispetto alle 677 morti sul lavoro (dato aggiornato a luglio), ma è comunque un piccolo tassello nella nostra battaglia culturale. Un piccolo passo per l’uomo, ma un grande passo per i Tecnici della prevenzione.

Così come ricordato da Di Giusto Maurizio, Presidente della Commissione nazionale d’Albo TPALL, nella recente intervista sulla carenza dei Tecnici della prevenzione nel comparto pubblico, che ha toccato aspetti legati alla prevenzione degli incidenti sul lavoro, dichiarando che “la responsabilità di ciò non può essere solo delle aziende e dei lavoratori. (…) All’indomani di ogni evento fatale che sollecita l’opinione pubblica, si sente parlare sempre di assunzioni presso gli ispettorati del lavoro (1000 ispettori). Va benissimo, ma bisogna aver ben chiaro che le funzioni di questi sono ben altre rispetto a quelle in capo alle aziende sanitarie, che hanno una competenza diretta in materia di salute e sicurezza. Più opportuno sarebbe prevedere quindi quelle medesime assunzioni di personale delle ASL dove i tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro ogni giorno sono impegnati nelle attività di prevenzione e controllo”

(qui il link dell’articolo per abbonati La Repubblica: https://www.repubblica.it/commenti/2021/09/19/news/brunella_giovara)

Alfredo Gabriele Di Placido, Tecnico della Prevenzione – APSS Trento

20 settembre 2021
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Il DL 122/2021 estende l’obbligo della vaccinazione ai consulenti aziendali

13 set Gentile Presidente,

con il Decreto Legge 10 settembre 2021 n. 122 vengono definite ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in ambito scolastico, della formazione superiore e socio sanitario-assistenziale, e viene estenso l’uso del green pass ai lavoratori, ai fornitori ed utenti che a vario titolo vi accedono.

Da un’attenta lettura del decreto, si evidenzia che, per poter esercitare la propria attività di controllo, indagine e consulenza, i Tecnici della prevenzione, dovranno essere in possesso della certificazione verde (limitatamente alle strutture citate nel DL n. 122 del 10 settembre 2021).

Citando il decreto, l’art. 1, comma 2 enuncia che:

“Fino al 31 dicembre 2021, termine di cessazione dello stato di emergenza, al fine di tutelare la salute pubblica, chiunque accede alle strutture delle istituzioni scolastiche, educative e formative di cui all’articolo 9-ter e al comma 1 del presente articolo, deve possedere ed è tenuto a esibire la certificazione verde COVID-19 di cui all’articolo 9, comma 2. La disposizione di cui al primo periodo non si applica ai bambini, agli alunni e agli studenti nonché ai frequentanti i sistemi regionali di formazione, ad eccezione di coloro che prendono parte ai percorsi formativi degli Istituti Tecnici Superiori (ITS).”

Per quanto riguarda le professioni sanitarie all’art. 2 comma 4, si evidenzia che:

“Agli esercenti le professioni sanitarie e agli operatori di interesse sanitario nonché ai lavoratori dipendenti delle strutture di cui all’articolo 1-bis si applicano le disposizioni di cui all’articolo 4, ad eccezione del comma 8, e la sospensione della prestazione lavorativa comporta che non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato, e mantiene efficacia fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, fermo restando quanto previsto dall’articolo 4, comma 10.”

I lavoratori delle strutture sanitarie sono già soggetti ad obbligo vaccinale (DL 44/2021, convertito in legge 76/2021), e con il decreto legge 122 tale obbligo viene esteso “a tutti i soggetti anche esterni che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa”.

Il mancato rispetto dell’obbligo vaccinale comporta la sospensione fino all’avvenuta vaccinazione, alla fine della campagna vaccinale o al 31 Dicembre 2021.

Matteo Sordi, Tecnico della Prevenzione – HSE Obi Italia Srl

13 settembre 2021
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Solo l’unione della categoria farà la differenza

09 set – Gentile Presidente,

con rammarico rilevo che dai messaggi presenti nei vari social emerge un sottile risentimento dei Tecnici della prevenzione contro i Tecnici della prevenzione, distinguendoli in “categorie di serie A, B, C…..”, questo servizio merita, quello meno  ecc…

Cose incresciose che rappresentano la categoria in una veste squallida e triste.

Ogni servizio ed ogni tecnico ha le sue mansioni e responsabilità professionale; ma la dignità non è data dal servizio di appartenenza ma dalla serietà e competenza personale.

Una giusta rappresentazione sociale, a mio avviso, si avrà quando a tutti i Tecnici verrà data la giusta formazione ma, SOPRATTUTTO quando ci staccheremo dalla dirigenza medica e veterinaria per formare un servizio a parte dove non ci sarà un medico a muovere le file ma tutto sarà organizzato dai Tecnici della Prevenzione per i Tecnici della Prevenzione, e mi sembra che questa è la direzione intrapresa.

A questo punto battiamoci per la formazione, costringiamo i direttori “Medici” ad utilizzare i fondi stanziati a tal fine, ad investire sul personale, onde raggiungere tutti gli obiettivi determinati dai Livelli Essenziali di Assistenza.

L’ignoranza porta alla sudditanza (o portaborse, autisti, scribacchini…..) La competenza porta a libertà, responsabilità e dignità. È vero questi concetti sono stati espressi, ma non lamentiamoci se siamo in ombra perché a qualcuno quest’ombra piace.

Claudia Ferrari, Tecnico della Prevenzione – ASL Brindisi

09 settembre 2021
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Indagine sulla propensione alla vaccinazione anti COVID 19 da parte dei TPALL

09 agoGentile Presidente,

sono un laureando in Tecniche della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, chiedo la sua collaborazione per la compilazione on line di un questionario per ultimare la mia tesi di laurea che consiste in un progetto di ricerca riguardo alla propensione dei professionisti sanitari della regione campania alla somministrazione del vaccino anti COVID-19.

Se possibile le chiedo di pubblicarlo tra le news sul vostro sito istituzionale.

L’abstract del lavoro ed il questionario è stato presentato il 30 giugno 2021 e approvato dalla Commissione Scientifica dell’evento di carattere nazionale “HSE Symposium 29-30/10/2021” organizzato dalla Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli.

Si precisa che i dati raccolti saranno trattati ai sensi del Reg. UE n. 2016/679 (GDPR), del Dlgs n. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali” e smi, nel pieno rispetto dei diritti e dell’anonimato dei partecipanti.

L’indagine prevede la somministrazione di un questionario mediante la piattaforma “Google”, che offre la possibilità di inviarlo a tutti i vostri iscritti (esercenti a professione sanitaria) per via telematica attraverso un link.

La compilazione del questionario avviene assolutamente in forma anonima ed ha una durata di circa 6 minuti, per compilare basta cliccare su questo link : https://forms.gle/EgNGXFDWS6H3UbDD7

Confidando nella sua collaborazione, la ringrazio e le porgo i miei più cordiali saluti.

Carmine La Rocca (laureando TPALL e residente in Salerno)

09 agosto 2021
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Sicurezza sul lavoro e promozione del TdP nell’opinione pubblica

05 ago – Gentile Presidente,

oggi La Stampa di Torino apre la prima pagina con l’ennesima morte sul lavoro, riferendo dell’interessamento del Presidente della Repubblica Mattarella al tema, mentre La Nuova Ferrara dà conto di quattro operai ustionati, di cui uno in condizioni gravi. Il rinnovato interessamento alla sicurezza sul lavoro è provocato dall’identikit della vittima: donna, giovane e mamma. Come era già capitato qualche mese fa con la tragica vicenda di Luana D’Orazio in Toscana.

Naturalmente gli slogan sono sempre gli stessi, così come la confusione su ruoli e figure: “operatori della Asl”, “medicina del lavoro”, “ufficio sicurezza”, “personale dell’Ispettorato”, “gli ispettori del lavoro”. Credo che fino a quando non ci sarà una chiara definizione di chi fa cosa, sarà comunque difficile occuparsi di prevenzione nei luoghi di lavoro. Eppure, il Testo Unico sulla Sicurezza (il mitico 81) è abbastanza chiaro nella primissima riga dell’articolo 13: “La vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è svolta dalla Azienda Sanitaria Locale competente per territorio”. Diventa più difficile il proseguio della frase in cui vengono specificate tutta una serie di competenze settoriali che coinvolgono Ministero del Lavoro (tramite l’Ispettorato) e Vigili del Fuoco. C’è una inflazione di controllori, che però, visti i risultati sulle denunce per infortuni e malattie professionali, non dà molti risultati. Oltre a creare grandissima confusione tra l’ispettorato del lavoro e le ASL, che prevedono al loro interno le figure predisposte e preparate (a livello universitario, mentale e culturale) ad affrontare la sicurezza sul lavoro, cioè noi Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. A parer mio, lo stabilire univocamente e con riconoscimento soprattutto della pubblica opinione della nostra figura e del nostro ruolo nella prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali è un tassello fondamentale, ma ancora mancante, nel cercare finalmente di abbassare numeri che sono allarmanti. Perchè al grande pubblico arrivano le storie di Luana e, ieri, di Laila. Però abbiamo anche Renato, Stefano, Agron, Gaetano, Luigi, Emanuele, Ciro, Matteo, Hysa e molti altri.

Faccio una provocazione: a questo punto, vista la confusione di enti e di ruoli, dichiariamo il fallimento della prevenzione all’interno del Servizio Sanitario Nazionale e torniamo all’epoca pre-1978 con le funzioni di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro di competenza esclusiva del Ministero del Lavoro. Sarebbe un fallimento epocale. Oppure iniziamo a farci conoscere il più possibile, a sensibilizzare l’opinione pubblica e, a livello politico, a razionalizzare compiti e funzioni, potenziando a livello di risorse umane ed economiche, i servizi di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro delle ASL. E questo invece sarebbe un successo epocale.

Alfredo Gabriele Di Placido, Tecnico della Prevenzione – APSS Trento

05 agosto 2021
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Nuove regole anti COVID 19 e Green pass dal prossimo 6 agosto

28 lug Gentile Presidente,

il Governo italiano approva il decreto legge relativo alle misure urgenti per fronteggiare l’emergenza Covid-19 e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche.

Il Decreto Legge 22 Luglio 2021 prevede la proroga fino al 31 dicembre 2021 dello stato di emergenza nazionale, la modifica dei parametri di definizione dei livello di rischio per il cambio di “colore” delle Regioni e Province autonome, ed in particolare l’estensione dell’utilizzo della Certificazione Verde Covid-19 – “Green Pass” a diverse attività.

Da quanto riportato sul sito del Ministero della Salute si apprende che sarà possibile svolgere alcune attività specifiche solo se si è in possesso di un “Green Pass”, che attesti di aver fatto almeno una dose di vaccino oppure essere risultati negativi ad un tampone molecolare o rapido nelle ultime 48 ore, oppure essere guariti da Covid-19 nei sei mesi precedenti.

Le regole valgono anche per le attività svolte in zona bianca, ovvero:

  • Servizi per la ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per consumo al tavolo al chiuso;
  • Spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive;
  • Musei altri istituti e luoghi della cultura e mostre;
  • Piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso;
  • Sagre e fiere, convegni e congressi;
  • Centri termali, parchi tematici e di divertimento;
  • Centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, i centri estivi e le relative attività di ristorazione
  • Sale gioco, sale scommesse sale bingo e casinò;
  • Concorsi pubblici.

La Certificazione verde Covid-19 non è richiesta ai bambini esclusi per età dalla campagna vaccinale (fino a 12 anni) e ai soggetti esenti sulla base di idonea certificazione medica, per i quali verrà creata una Certificazione digitale dedicata. Finché questa non sarà disponibile, possono essere utilizzate quelle rilasciate in formato cartaceo.

Per quanto riguarda le attività di stretto interesse dei TdP, focalizziamo l’attenzione sulla necessità del Green Pass per l’accesso ai concorsi pubblici. Per il testo completo del decreto Legge 22 Luglio 2021, visitate la sezione dedicata al Covid-19 del Ministero della Salute, mentre al seguente link sono riportate le indicazioni per ottenere la certificazione verde.

Matteo Sordi, Tecnico della Prevenzione – HSE Obi Italia Srl

28 luglio 2021
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Anche in Sicilia approda la Dirigenza tecnica della prevenzione.

12 lug – Gentile Presidente,

da tempo la Legge 251/00 è stata recepita anche in Sicilia, con L.R. 1/2010 e, ad onor del vero, alcune aziende sanitarie hanno bandito i concorsi pubblici per dirigente delle professioni sanitarie, per lo più applicata in ambito infermieristico ed ostetrico, mai nell’ambito a noi consono della prevenzione.

Oggi, per un coacervo di fortunati casi, ma anche per l’azione politica dei costituiti nuovi Albi provinciali, siamo riusciti a riempire il carniere con la prima postazione dirigenziale della prevenzione in Sicilia.

I fatti. Con un bando pubblico del gennaio scorso, la Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico che raggruppa i due più grandi ospedali della città etnea, è stato messo a concorso il posto di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione aziendale, prevedendo una serie di lauree totalmente rientranti nel settore ingegneristico e, quindi limitando l’accesso a quelle professioni. Poiché l’art. 32 del Testo Unico della Sicurezza prevede che al ruolo di RSPP si acceda sia con diplomi, ma anche con lauree specifiche, fra cui quella di Tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, si è reso necessario un intervento prudente, illuminante, ma al contempo deciso, da parte dell’Albo provinciale verso il settore del Personale di quella Azienda. È stato chiarito che pur legittimamente richiedendo l’amministrazione una serie di requisiti specifici, fra cui il titolo magistrale, i moduli A B e C formativi per RSPP, nello spacchettamento dei titoli di accesso previsti dal Testo Unico doveva, necessariamente ricomprendersi la laurea magistrale LM/SNT4, specifica per la nostra professione e per quella degli assistenti sanitari, cui manca però la professionalità prevista dal medesimo T.U.

Pertanto, la procedura informatica di accesso al concorso è stata modificata, prevedendo l’inserimento della laurea magistrale di nostra afferenza. Ciò ha determinato la possibilità di partecipazione al concorso di ben due colleghi siciliani Angelo Savoca e Maria Luisa Franchina, laureati magistralmente a Campobasso e a Padova; entrambi poi possiedono l’ulteriore requisito di accesso al concorso, di avere partecipato al sistema di prevenzione aziendale sanitario per almeno due anni, requisito questo che, per ironia della sorte, ha determinato l’esclusione di quasi tutti gli ingegneri partecipanti al concorso in parola.

Costituita la commissione, di soli ingegneri, si è pervenuti alla prova di esame dopo una valutazione dei titoli che per i nostri colleghi non ha tenuto conto di diversi servizi espletati e di carriere che definire represse appare pleonastico.

Esitate le prove, risulta vincitore l’unico ingegnere grande libero professionista partecipante, che però in virtù dei vincoli di esclusività giustamente richiesti dalla postazione dirigenziale, deve rinunciare a causa dei numerosi e prestigiosi incarichi di cui è titolare e che vedrebbe caducare se assumesse il complesso incarico messo a concorso.

Quindi resta vincitore del concorso il collega Angelo Savoca, che diviene così il primo Dirigente delle Professioni sanitarie della Prevenzione in Sicilia, ciò con enorme orgoglio da parte di tutti i Colleghi catanesi e della Sicilia alla cui segreteria regionale UNPISI è stato comunicato nei giorni scorsi in una “calorosissima” (41°C) riunione svoltasi a Caltanissetta.

Il Collega ha preso servizio e, pur facendo da battistrada a tutti gli altri che presto verranno, dovrà avere il sincero supporto della categoria essendo il ramoscello che cresce in una foresta abitata da famelici lupi.

Antonello Merlo, Presidente Commissione Albo TPALL Catania

12 luglio 2021
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Ministero della Transizione Ecologica: quali opportunità per il TPALL?

24 giu – Gentile Presidente,

ogni giorno si sente sempre di più parlare di tematiche ambientali e di aspetti correlati, come il tema principale dell’inquinamento (e quanto esso sia un problema dei giorni nostri e ciò che sarà nel futuro) o altri argomenti come la ricerca e lo sviluppo di nuovi progetti che aiutino il nostro pianeta e il suo ecosistema, a “respirare”, a ripulirsi, cercando di ridurre le fonti di inquinamento di origine antropica, ma affrontare queste tematiche non è sempre del tutto facile, la realtà dei fatti è spesso diversa.

Convertire, far cambiare rotta, in un contesto  dove il ricavo economico, viene messo al primo posto rispetto alla salute della popolazione mondiale o allo stato di inquinamento del nostro pianeta, immissioni in atmosfera di CO2 o di altre sostanze dannose, sversamento di olii o altri prodotti liquidi tossici su corsi d’acqua (come anche le immissioni non regolari su scarichi idrici), o la realizzazione di oggetti che diventeranno rifiuti non biodegradabili e non differenziabili per il riciclo, alla fine non è un problema che ci riguarda.

Eppure, a livello mondiale, ci sono dei paesi che qualche passo a favore dell’ambiente lo hanno fatto, altri che iniziano a farlo, quindi l’obiettivo (o forse la speranza) è quello di arrivare unitamente a livello globale ad un “modus-operandi” condiviso da tutti, con la consapevolezza che una Terra sana equivale a benessere dell’uomo che la ospita. E la domanda a questo punto sorge spontanea, ma gli Stati non hanno un Ministero istituito per la salvaguardia dell’ambiente? Certo, lo sappiamo tutti che esistono, e a tal proposito a livello Europeo, e quindi Italiano, si parla di “Ministero della Transizione Ecologica”; già dalla denominazione si evince che l’obiettivo è raggiungere un passaggio, o meglio un cambiamento a livello ecologico e ambientale e per farlo bisogna che si crei una rete tra vari Ministeri e varie figure di diversa competenza. Si concilia così l’idea che un Ministero dell’Ambiente non può camminare da solo, ma deve essere accompagnato da altri Ministeri che si occupano di tematiche che seppur differenti, si riflettono sull’ambiente.

Nasce così il MiTE, un dicastero che si occuperà principalmente di ambiente, ma anche di gestire tutte quelle scelte che a prima vista non sono strettamente collegate, ma che gli effetti su di esso sono inevitabili. Tutto ciò, quindi, porterà ad una Transizione Ecologica, un cambiamento, dove l’ambiente rivestirà un ruolo fondamentale e sarà preso in considerazione sia negli aspetti legati allo sviluppo del Paese, sia per le sue infrastrutture.

Ma chi è che svolgerà una parte tecnica, fondamentale, per influenzare le scelte e le azioni positive a favore della tutela ambientale? Ad oggi a livello Nazionale, nelle varie ARPA, il Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, riveste un ruolo significativo ai fini della vigilanza e del controllo per la tutela ed il benessere dell’ambiente, grazie alle competenze proprie del profilo professionale e alle conoscenze acquisite.

Pertanto, è ovvio pensare a “competenze tecniche” all’interno di questo nuovo Ministero, dove il TPALL possa mettere a disposizione le sue competenze per arrivare a quella transizione prefissata dal dicastero e quindi: quali saranno le prossime opportunità per il TPALL all’interno del nuovo dicastero?

Placido Brancato, Tecnico della Prevenzione libero professionista

24 giugno 2021
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Il Codice Deontologico del Tecnico della Prevenzione: occasioni e aspettative future.

11 giu – Gentile Presidente,

come è ben noto a tutti i professionisti appartenenti alle cosiddette professioni regolamentate,  il codice deontologico “è un codice di comportamento generalmente avente efficacia normativa, a cui il professionista deve attenersi per l’esercizio della sua professione”.

A tal proposito risulta necessario sottolineare che con l’entrata in vigore della legge n. 3/2018, istitutiva della Federazione nazionale degli Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (TSRM-PSTRP), in rappresentanza di ben 19 professioni sanitarie, tra cui quella della professione sanitaria in “Tecniche della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro”, spetta alle Federazioni nazionali (art. 7 co. 3 del D.Lgs. 233/1946 e s.m.i.), l’emanazione dei codici deontologici rivolto agli iscritti degli Ordini territoriali dopo l’approvazione da parte dei relativi Consigli Nazionali (art. 8 co. 12 del D.Lgs. 233/1946 e s.m.i.).

In tale contesto si inserisce anche il codice deontologico dell’operatore sanitario in “Tecniche della Prevenzione”, quale strumento cruciale per il corretto operato del dipendente pubblico/privato o del libero professionista, restando ancora oggi una partita aperta da parte sia dei Consigli Nazionali che della Federazione Nazionale.

A tal proposito occorre soffermarsi su argomenti di grande interesse e sempre di discussione, quali appunto:
·         l’autonomia tecnico-professionale;
·         le competenze e la rivendicazione delle stesse sia in ambito pubblico che privato;
·         il conflitto di interesse e le possibili ingerenze di altri profili professionali;
·         le incompatibilità;
·         i limiti settoriali con particolare riferimento agli ambiti entro cui può muoversi l’operatore sanitario; ecc….

Ma non da ultimo, occorre sottolineare i principi ed i valori professionali del “Tecnico della Prevenzione” che devono essere guida di riferimento nel nuovo codice deontologico.

Il codice deontologico dovrà costituire non solo un valido strumento di riferimento a cui gli iscritti dovranno attenersi, ma altresì dettare le modalità di contestazione degli eventuali illeciti e le relative sanzioni sul mancato rispetto dello stesso, affinché sia un pacchetto di “norme” generali ed astratte, valide per tutti gli iscritti e, non basato su facoltà e/o discrezionalità nei confronti di alcuni. Pertanto, l’auspicio è che la Federazione Nazionale degli Ordini TSRM-PSTRP proceda al più presto all’emanazione e divulgazione del nuovo codice deontologico, quale utile strumento del professionista.

Mauro Lopopolo, Tecnico della Prevenzione – ARPA Puglia

11 giugno 2021
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Il Tecnico della Prevenzione ed il Sistema di Gestione

o7 giuGentile Presidente,

il tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, come ben sappiamo, è una delle professioni sanitarie responsabili delle attività di prevenzione, dell’igiene e della sicurezza. In particolare il campo di azione del TPALL sono: SPRESAL, SPP, SISP, Servizio di igiene e Sanità Pubblica, Servizio Veterinario ed ARPA.

Il tecnico della prevenzione ha la possibilità, come del resto molte altre professioni, di svolgere la propria attività nel settore pubblico e nel settore privato.

Durante le attività svolte nel settore privato, il TPALL può trovarsi a supportare i datori di lavoro nell’adeguamento alle varie normative che coprono i propri ambiti professionali (igiene, sicurezza sul lavoro, ambiente).

Da alcuni anni a questa parte, il Tecnico della Prevenzione si trova ad affrontare realtà aziendali che hanno deciso di svolgere il proprio lavoro, utilizzando sistemi di controllo e gestione delle prestazioni e raggiungimento di obiettivi in materia ambientale e di sicurezza sul lavoro.

Nel 2021, molte aziende hanno già aderito a quella che è la filosofia dei sistemi di gestione, ed il tecnico della prevenzione che si trova a confrontarsi con queste realtà nei Servizi di Prevenzione e Protezione e Servizi Ambiente, deve essere in grado di fornire un supporto alle aziende che va oltre alla conoscenza della normativa. In particolare, i sistemi di gestione che hanno come fine la corretta gestione degli aspetti ambientali e di tutti gli aspetti della salute e sicurezza sul lavoro sono le norme ISO UNI 14001:2015 e UNI  45001:2018.

Come descritto dall’ente italiano di accreditamento Accredia, “La norma UNI ISO 45001 del 2018 è la prima norma internazionale a definire gli standard minimi di buona pratica per la protezione dei lavoratori in tutto il mondo. Stabilisce un quadro per migliorare la sicurezza, ridurre i rischi in ambito lavorativo e migliorare la salute ed il benessere dei lavoratori, permettendo così di aumentare le performance in materia di salute e sicurezza a qualsiasi organizzazione che scelga di certificare sotto accreditamento il sistema di gestione.”.

Mentre la norma UNI ISO 14001:2015 fissa i requisiti che devono essere posseduti da un sistema di gestione ambientale di un’organizzazione. Un SGA è formato da una politica, da dei processi e da KPI che monitorano quanto definito dall’alta direzione riguardo tutti gli aspetti ambientali che possono interessare una determinata attività.

Con il fine di condividere strumenti sempre più al passo con le normative e le organizzazioni, nei prossimi articoli verranno approfondite le strutture delle due norme in modo da dare un quadro generale di ciò che può andare ad influenzare l’attività del tecnico della prevenzione durante lo svolgimento delle sue attività ispettive, di consulenza e di supporto alle organizzazioni.

Matteo Sordi, Tecnico della Prevenzione – HSE Obi Italia Srl

07 giugno 2021
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Un bel neonato, accolto da due giornate mondiali

o5 giuGentile Presidente,

È nato, ed è bellissimo. Di sana e robusta costituzione, crescerà ancora con notizie, articoli, pubblicazioni, corsi, iniziative, convenzioni (infatti tu che stai leggendo e che magari non sei iscritto, che aspetti?  Se sei uno studente,   è pure gratis!).

La pubblicazione del nuovo sito UNPISI, elegante, essenziale, raffinato, coincide con un binomio di giornate importantissime per noi Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. Oggi, 5 giugno, la giornata mondiale dell’ambiente.

Lunedì, 7 giugno, la giornata mondiale della sicurezza degli alimenti, che celebreremo con il webinar “Cyber Food Controls: le nuove frontiere del controllo ufficiale”. E non scordiamo che il 28 aprile abbiamo già avuto la giornata mondiale della sicurezza e salute sul lavoro (e intanto il bilancio degli infortuni mortali continua tragicamente a crescere).

Siamo arrivati alla 47esima giornata mondiale dell’ambiente mentre in Sri Lanka si sta consumando un ennesimo disastro ambientale: un cargo contenete petrolio è alla deriva da 13 giorni, sta affondando lentamente e contiene al suo interno ancora 300 tonnellate di olio combustibile, mentre le spiagge sono state già inondate da microplastiche.

Intanto, noi in Italia siamo già in debito con la Terra: il 13 maggio abbiamo raggiunto l’Overshoot day, ovvero ogni residente in Italia ha consumato risorse pari a quanto la natura ne produce in un anno intero per singola persona. È un dato che non ci fa onore. Bisogna agire per cercare di far conciliare il progresso con la sostenibilità. Noi Tecnici cerchiamo di fare la nostra parte con la prevenzione prima di tutto, con la repressione quando necessaria e anche con la sensibilizzazione ai temi dell’ambiente, della cultura della sicurezza alimentare e nei luoghi di lavoro. E, dunque, tra le iniziative meritevoli che oggi vanno segnalate c’è anche l’ “Inquinamento illustrato”, frutto della collaborazione tra il collettivo artistico Ronin e il Sistema nazionale per la protezione ambientale (SNPA). Per chi ha Facebook, i lavori sono visibili al seguente link: https://www.facebook.com/media/set/?vanity=RoninMag&set=a.2845759592407755

Se volete rimanere informati, approfondire, documentarvi non temete: c’è il nuovo sito dell’UNPISI.

Complimenti dott. Rossi, il neonato è davvero bello.

Alfredo Gabriele Di Placido, Tecnico della Prevenzione – APSS Trento

05 giugno 2021
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Oggi è la Giornata mondiale dell’Ambiente

o5 giuGentile Presidente,

“Nel lontano 1964 UNPISI è diventata realtà, e da allora sosteniamo i professionisti sanitari e le imprese, con l’obiettivo di costruire una Community dei Tecnici della Prevenzione orientati all’innovazione ed al miglioramento della sicurezza in ambito ambientale (E), alimentare (H) e luoghi di lavoro (S).”
Con queste parole presidente dà il benvenuto ai visitatori nel nuovo sito web di UNPISI rinnovato nella sua veste digitale.

Colgo l’occasione per fare i migliori auguri all’associazione per l’inaugurazione del nuovo contenitore web di tutte le tematiche riguardanti il mondo della sicurezza e dei Tecnici della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro.
Ho volutamente scritto il nome per intero della nostra professione, perché la parola “Ambiente” estratta da esso, mi offre un prezioso collegamento per discutere brevemente di un altro avvenimento da celebrare oggi (come in tutto l’anno…oserei dire): la giornata mondiale dell’ambiente.
Ogni anno vengono emessi 51 miliardi di tonnellate di gas serra nell’atmosfera a causa di attività umane correlate a settori lavorativi come: produzione industriale, produzione di energia elettrica, agricoltura e allevamento, trasporti, riscaldamento e condizionamento.
Riuscire a trovare soluzioni ecocompatibili per tutti questi settori è una delle principali sfide per l’intera umanità nei prossimi anni. L’evoluzione della scienza e le decisioni politiche nazionali saranno fondamentali, per offrire soluzioni concrete a riguardo. Ci vorranno nuove idee e nuovi modi per: concimare le piante, allevare il bestiame, ridurre gli sprechi di cibo, produrre energia elettrica, fornire biocarburanti a prezzi accessibili, produrre cemento e acciaio da procedimenti che non prevedano l’utilizzo o l’emissione (come sottoprodotti) di combustibili fossili. Anche le abitudini delle singole persone dovranno cambiare, ad esempio: è inutile piantare alberi se nello stesso tempo in qualche altra parte del mondo, altri alberi vengono continuamente abbattuti per favorire l’insediamento di nuovi allevamenti, principali responsabili dell’emissione in atmosfera di un gas serra come il metano.
L’innovazione del concetto di tutela dell’ambiente investirà di conseguenza anche le principali attività del Tecnico della Prevenzione: i vari colleghi, a seconda della veste professionale, si ritroveranno a dover gestire, vigilare, consigliare, formare o sanzionare sempre più datori di lavoro e lavoratori operanti in settori lavorativi in linea con le tematiche di tutela e sviluppo dell’ambiente.
A tal proposito, di fondamentale importanza sarà il continuo aggiornamento normativo e professionale che UNPISI fin dal 1964 è lieta di aver offerto e che continuerà ad offrire attraverso i suoi canali e servizi negli anni ad avvenire.

Edoardo Carletti, Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei luoghi di lavoro – USL Umbria 1

05 giugno 2021
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Il Tecnico della Prevenzione all’interno del Servizio di Prevenzione e Protezione

o4 giuGentile Presidente,

l’analisi del “rischio ambientale in ambito ospedaliero”, volto a garantire la sicurezza dei pazienti, del personale e dei visitatori, è un processo complesso, e consiste in una descrizione tecnico-scientifica di tipo qualitativa e quantitativa, di un pericolo potenziale correlato a fonti di contaminazione ambientale, che possono determinare effetti avversi per l’ambiente e per la salute delle persone che vi lavorano.

La sicurezza in ospedale è un obiettivo che non si può trascurare poiché rappresenta una realtà lavorativa molto complessa, è infatti sede di molteplici fonti di pericolo: biologico, chimico, fisico, da radiazioni, da cancerogeni, da mutageni, lavoro notturno, stress, burn-out, movimenti ripetitivi, movimentazione manuale dei carichi etc. Inoltre l’ospedale presenta una molteplicità di ambienti e di persone presenti, non solo in termini di pazienti, ma anche di lavoratori, visitatori, ditte esterne e tirocinanti ed è costante la necessità di erogare nell’arco dell’intera giornata tutti i servizi al massimo livello di efficienza1.

La “Sicurezza in Ospedale” è un valido strumento per affrontare con spirito risolutivo, insieme al coinvolgimento di tutto il personale competente, la valutazione dei rischi e la programmazione degli interventi di miglioramento costante delle condizioni di sicurezza ed igiene in ambienti di lavoro ad altissima valenza sociale.

La valutazione dei rischi è un procedimento per l’individuazione dei pericoli e la stima dei rischi ad essi connessi, finalizzata alla prevenzione degli incidenti ed alla protezione da eventuali danni alla salute delle persone, ai beni ed alle strutture. Essa va eseguita secondo una programmazione ed una revisione periodica al fine di definire gli interventi da attuare nell’ottica di un miglioramento continuo della prevenzione e protezione della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori nei luoghi di lavoro. La valutazione dei rischi è un dovere non delegabile del datore di lavoro, il quale si avvale della collaborazione di esperti sulle diverse problematiche di igiene e sicurezza sul lavoro. Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), gli Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP), il Medico Competente collaborano con il Datore di Lavoro nel processo di valutazione e gestione dei rischi.

La valutazione dei rischi come descritto nel D.lgs 81/2008 è la “valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione ed a elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza”.

L’articolo 33 del D.Lgs. 81/2008 “Compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione”, al comma 1 definisce i compiti a cui il Servizio di Prevenzione e Protezione (SPP) deve provvedere:

a) all’individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale;

b) ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive di cui all’articolo 28, comma 2, e i sistemi di controllo di tali misure;

c) ad elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;

d) a proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;

e) a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica di cui all’articolo 35 del D.Lgs. 81/2008;

f) a fornire ai lavoratori le informazioni di cui all’articolo 36 del D.Lgs. 81/2008.

L’individuazione delle sorgenti e delle modalità condizionanti la diffusione dei determinanti negativi per la salute e la promozione degli interventi di prevenzione e controllo, sviluppano condizioni di sicurezza e di conseguenza evitano danni umani, economici e legali che impattano rispettivamente su singoli individui, sulla collettività e sull’immagine, in termini di eccellenza dell’ospedale2.

1Linee Guida INAIL: La Sicurezza in Ospedale, strumenti di valutazione e gestione del rischio. Fascicolo I, edizione 2002.

2Linee Guida Ministero della Salute. 2001

Dott. William Zomparelli, Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, ASL Roma 1 – Servizio Prevenzione e Protezione

04 giugno 2021
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