di Luca Larini, Segretario Provinciale UNPISI Rieti, EDITeam*

Prospettive, ruolo e contributo strategico che le professioni sanitarie possono apportare al Sistema Sanitario Nazionale. Questo l’obiettivo di cui si è discusso ampiamente nelle due giornate di convegno tenute lo scorso 24 e 25 maggio nello splendido borgo medievale di Greccio (RI), che ha ospitato i professionisti sanitari provenienti da tutta Italia.

Evento di impronta costruttiva e prospettica promosso dall’Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione della Prevenzione di Rieti, in collaborazione con gli Ordini TSRM e PSTRP di Frosinone, Latina, Roma, Viterbo, Perugia/Terni, Foggia, Ragusa, Aquila, Pescara, Chieti, Teramo e delle Marche.

“Questo evento ha avuto l’obiettivo di rafforzare la nostra convinzione che solo unendo le forze possiamo affrontare le sfide della sanità del nostro futuro. La nostra missione è di continuare a lavorare insieme, non a caso l’evento è stato realizzato grazie alla collaborazione di Ordini di diverse Regioni, per superare le disuguaglianze territoriali e migliorare l’efficienza del Sistema sanitario nazionale”, ha dichiarato il Presidente dell’Ordine reatino Antonio Fasciolo, evidenziando che “la partecipazione attiva e l’entusiasmo dei nostri colleghi da tutta Italia sono la testimonianza del bisogno di un dialogo continuo e costruttivo».

La Presidente della FNO TSRM e PSTRP Teresa Calandra, ha riportato l’attenzione sulla “scarsa attrattività delle professioni sanitarie, sulle lunghe liste d’attesa e sull’erogazione disomogenea dei servizi di cura e assistenza che rappresentano gravi criticità, che non possiamo né dobbiamo accettare, e poiché i cittadini devono poter contare su un SSN solido e affidabile, è fondamentale investire nella valorizzazione del personale, nella sanità digitale e nella territorialità, garantendo prestazioni di alta qualità in ogni parte del Paese».

Nelle due giornate i professionisti si sono aperti al confronto e al dialogo portando alla luce tematiche di ampia visione accentuate anche dalla partecipazione di esponenti del Ministero della Salute, Agenas, Cogeaps, ASL di Rieti e Università di Roma Sapienza. Si è discusso delle ultime evidenze scientifiche e degli sviluppi in ambito sanitario, ponendo un forte accento sulla formazione continua, l’etica professionale e l’uso responsabile delle tecnologie.

Si sono approfonditi temi di politica sanitaria, la cui moderazione è stata affidata ai componenti del Comitato centrale della Federazione e ad esperti di settori specifici che vi collaborano attivamente con sessioni dedicate all’evoluzione del sistema sanitario, la riorganizzazione dei servizi sanitari e la responsabilità professionale, con particolare attenzione alla legge Gelli e al consenso informato.

La sessione parallela dell’area prevenzione

Nella prima giornata si sono intervallate discussioni dedicate alle professioni sanitarie, anche grazie al coinvolgimento delle Commissioni di albo delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, afferenti agli Ordini provinciali, con interventi su temi cruciali, e nella tavola rotonda dell’area della prevenzione si sono affrontate tematiche che riguardano direttamente il nostro profilo.

Competenza e responsabilità sono state le parole chiave al centro del dibattito, supportato dalla necessità di definire ed analizzare il core competence della professione, ovvero un profilo sanitario che svolge a pieno un ruolo fondamentale di prevenzione primaria della collettività (rivolto alla tutela ambientale e della salute nei contesti di vita e lavoro), che però presenta molti punti critici e insidiosi. Ed è proprio su questi punti che la maggior parte degli interventi si sono soffermati, nell’intento comune di “fare luce” sulle nostre competenze e sul nostro ruolo, caratterizzato dall’autonomia tecnico professionale e dalla collaborazione con altre figure professionali all’attività di programmazione e di organizzazione del lavoro della struttura in cui opera, in quanto è responsabile dell’organizzazione, della pianificazione, dell’esecuzione e della qualità degli atti svolti.

Basti pensare al fatto che per le altre professioni sanitarie l’operatività deriva da una successione di atti medici come le prescrizioni alle quali devono sottostare e delle quali necessitano per poter eseguire la prestazione: non è possibile eseguire una prestazione senza la prescrizione di un medico.

Anche se l’inquadramento giuridico individua la nostra operatività in forma autonoma, in grado quindi di poter essere svolta in autonomia professionale, è anche vero che la giurisdizione non ci viene pienamente incontro, soprattutto quando, tra le righe, si parla di “responsabilità nell’ambito delle proprie competenze”. In quest’ultima vengono definite le attività alle quali, nell’ambito dell’esercizio della professione, la nostra figura ricade; ma è forse necessario entrare nell’ottica, nella concettualità e nella sinergia che riveste nei confronti delle attività che svolgiamo il risk analysis (assessment, management e communication) per poter apprezzare al meglio l’operatività del TdP facendolo confluire in un contesto ben più definito?

Per poter dare significato a quest’ultimo concetto è necessario analizzare le attività che il Tdp, riportate nel DM 58/97 è chiamato a svolgere e che lo individua, nei  limiti  delle  proprie  attribuzioni,   ufficiale   di   polizia giudiziaria[…]. Nel successivo comma, così come nei successivi articoli del DM appare evidente come nell’elencare le attività che svolge, non venga considerato un elemento caratterizzante la nostra professione: il termine di “rischio”. Eppure alla base delle nostre attività il concetto di rischio è implicito e ne rappresenta un prerequisito, che si parli di una valutazione del rischio o di una prescrizione. La finalità in un modo o in un altro è quella di evitare che qualcosa possa accadere; considerando peraltro che il termine “rischio” – o risk analysis e tutto ciò che ne deriva, è parte integrante del complesso sistema prevenzionistico afferente alla nostra professionalità.

D’altronde già dalla seconda metà del ‘900 in Italia si tentava l’approccio basato sul rischio: spetta proprio al nostro paese il primato mondiale del concetto di prevenzione, il cui merito va sicuramente all’espressione a forte carattere prevenzionistico del Medico, Scienziato e Scrittore italiano Bernardino Ramazzini che fu il primo esponente della medicina del lavoro e che dalla sua stessa espressione, già in quel tempo venne individuato il tecnico di igiene ambientale del lavoro il cui approccio rivoluzionerà il concetto di prevenzione sino a portarlo ai giorni nostri.

Considerazioni conclusive

Ampie sono state le tematiche presentate e discusse, che rinnovano ancora una volta la necessità di una cooperazione e di un dialogo attivo (intra ed interdisciplinare) tra i vari professionisti sanitari, orientato a stimolare il confronto costruttivo e il conseguente miglioramento del servizio che viene erogato.

Investire sui professionisti e sulla professione rappresenta un punto di partenza necessario per poter aumentare lo standard qualitativo della performance, a garanzia della salute e della sicurezza dei cittadini e dei lavoratori e, lungo il percorso, promuovere dinamiche positive di gruppo e sinergiche rappresentano “la borraccia” di cui abbiamo bisogno.

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