Negli ultimi giorni il tema relativo all’Hantavirus tipo Andes (ANDV) è stato oggetto di crescente attenzione mediatica e di una significativa diffusione di contenuti sui social network e sulle piattaforme digitali, spesso accompagnati da interpretazioni improprie, ricostruzioni non contestualizzate o informazioni prive di adeguata validazione scientifica.

Alla luce della recente circolare del Ministero della Salute relativa al focolaio di Hantavirus tipo Andes associato alla nave da crociera MV Hondius, ATS UNPISI ritiene opportuno fornire un aggiornamento istituzionale sul tema, richiamando l’importanza di fare riferimento esclusivamente a fonti ufficiali, autorevoli e scientificamente validate.

Gli hantavirus sono virus zoonotici a RNA appartenenti al genere Orthohantavirus, diffusi a livello globale e responsabili di sindromi cliniche potenzialmente gravi, tra cui la sindrome polmonare da hantavirus (HPS) e la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS). Il principale serbatoio naturale è rappresentato dai roditori e la trasmissione all’uomo avviene prevalentemente tramite inalazione di particelle contaminate provenienti da urine, feci o saliva di roditori infetti oppure attraverso il contatto con superfici contaminate.

La documentazione tecnico-scientifica richiamata dal Ministero della Salute evidenzia che:

  • la trasmissione interumana è stata documentata raramente e quasi esclusivamente in relazione all’Andes orthohantavirus (ANDV);
  • i casi documentati riguardano principalmente l’Andes orthohantavirus (ANDV);
  • tali episodi risultano associati a contatti stretti e prolungati.

Il focolaio attualmente monitorato riguarda uno specifico cluster epidemiologico associato alla nave da crociera MV Hondius, oggetto di attività coordinate internazionali di:

  • sorveglianza epidemiologica;
  • contact tracing;
  • monitoraggio sanitario;
  • gestione clinica dei casi;
  • cooperazione tra organismi nazionali e internazionali.

Secondo le valutazioni riportate dagli organismi internazionali competenti:

  • l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) considera basso il rischio per la popolazione mondiale;
  • l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) valuta “molto basso” il rischio per la popolazione generale dell’UE/SEE.

Anche la rete nazionale di esperti coinvolta dal Ministero della Salute ha condiviso la valutazione proposta dall’ECDC, confermando che il rischio per la popolazione generale europea è attualmente considerato molto basso, pur raccomandando il mantenimento di un approccio improntato alla massima cautela e al rafforzamento delle attività di sorveglianza sanitaria.

La circolare ministeriale evidenzia inoltre che il principale roditore serbatoio del virus Andes (Oligoryzomys longicaudatus) non risulta presente in Italia.

In considerazione dell’evoluzione dello scenario epidemiologico e delle limitate evidenze scientifiche disponibili relativamente alla trasmissione interumana dell’ANDV, il Ministero della Salute ha comunque adottato un approccio prudenziale, rafforzando:

  • attività di sorveglianza;
  • sistemi di allerta;
  • coordinamento tra livello nazionale e regionale;
  • monitoraggio dei contatti;
  • procedure di sanità pubblica;
  • capacità diagnostica laboratoristica.

Particolare attenzione viene inoltre riservata:

  • all’identificazione precoce di eventuali casi sospetti;
  • alla definizione operativa dei casi e dei contatti;
  • alle misure di biosicurezza;
  • alla gestione dei soggetti esposti;
  • al coordinamento con gli organismi internazionali e gli USMAF (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera).

In questo contesto assume particolare rilevanza anche il tema della corretta informazione sanitaria.

L’ampia diffusione di contenuti non verificati, interpretazioni sensazionalistiche o informazioni prive di adeguato supporto scientifico può infatti:

  • alterare la corretta percezione del rischio;
  • generare allarmismi ingiustificati;
  • compromettere l’efficacia della comunicazione sanitaria;
  • creare disorientamento nella popolazione.

La gestione dell’informazione sanitaria deve invece fondarsi su:

  • evidenze scientifiche;
  • dati epidemiologici verificati;
  • aggiornamenti ufficiali;
  • valutazioni tecnico-scientifiche delle autorità competenti.

ATS UNPISI invita pertanto professionisti sanitari, operatori della prevenzione e cittadini a consultare esclusivamente fonti istituzionali autorevoli e scientificamente validate.

In scenari epidemiologici caratterizzati da elevata attenzione mediatica, il ricorso a fonti ufficiali e scientificamente validate costituisce un elemento fondamentale per garantire una corretta comunicazione del rischio.

Per approfondimenti e news aggiornate, autorevoli e verificate dal Ministero della Salute Italiano

Altri riferimenti istituzionali utili:

Ultimo aggiornamento: 12/05/2026

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