ATS UNPISI – Segreteria Puglia chiede chiarimenti sull’approvvigionamento idrico degli impianti natatori

La gestione sostenibile delle risorse idriche rappresenta una delle principali sfide che istituzioni, enti territoriali e operatori del settore sono chiamati ad affrontare.

La crescente frequenza di periodi di siccità e le conseguenti misure emergenziali adottate per garantire la disponibilità della risorsa idrica impongono scelte sempre più attente e responsabili. Tuttavia, quando tali misure interessano settori strettamente connessi alla tutela della salute pubblica, diventa necessario assicurare un corretto coordinamento tra le diverse disposizioni normative.

È in questo contesto che ATS UNPISI- Segreteria Puglia ha trasmesso una richiesta di chiarimenti alla Regione Puglia in merito ai requisiti dell’acqua di approvvigionamento degli impianti natatori alla luce dell’Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale n. 586 del 18 dicembre 2025, emanata nell’ambito delle misure di contrasto alla crisi idrica.

L’acqua delle piscine non è una questione esclusivamente gestionale

La normativa nazionale e regionale che disciplina le piscine ad uso natatorio ha da sempre attribuito particolare rilevanza alla qualità dell’acqua di approvvigionamento.

L’acqua immessa negli impianti deve infatti possedere caratteristiche conformi a quelle previste per le acque destinate al consumo umano, rappresentando il primo presidio di tutela della salute degli utenti.

Questo principio trova fondamento nelle disposizioni nazionali, negli accordi Stato-Regioni e nella normativa regionale che regolano la gestione delle piscine pubbliche e collettive.

La qualità dell’acqua in ingresso costituisce infatti un requisito essenziale per prevenire l’introduzione negli impianti natatori di contaminanti microbiologici, chimici e fisici potenzialmente idonei a determinare rischi per la salute.

La crisi idrica e le limitazioni all’utilizzo dell’acqua potabile

L’Ordinanza regionale adottata nel dicembre 2025, nell’ambito delle misure straordinarie per il contenimento della crisi idrica, ha previsto limitazioni all’utilizzo dell’acqua erogata dal pubblico acquedotto per determinati usi considerati impropri, tra i quali è espressamente richiamato il riempimento delle piscine.

Tale disposizione pone interrogativi applicativi particolarmente rilevanti per i gestori degli impianti natatori, per i Dipartimenti di Prevenzione e per tutti i soggetti coinvolti nelle attività di controllo e vigilanza.

Da un lato emerge la necessità di salvaguardare una risorsa sempre più preziosa; dall’altro permane l’obbligo di garantire che l’acqua utilizzata nelle piscine possieda caratteristiche qualitative idonee a tutelare la salute pubblica.

Un tema di sanità pubblica

La questione assume particolare rilevanza perché la successiva disinfezione dell’acqua e i trattamenti effettuati all’interno degli impianti non possono essere considerati sostitutivi del requisito originario di qualità dell’acqua di approvvigionamento.

La sicurezza sanitaria di una piscina si fonda infatti su un sistema multilivello che parte dalla qualità dell’acqua in ingresso, prosegue attraverso i trattamenti di filtrazione e disinfezione e si completa con il monitoraggio continuo dei parametri previsti dalla normativa.

In questo scenario, la corretta individuazione delle fonti di approvvigionamento ammissibili assume un’importanza strategica sia sotto il profilo sanitario sia sotto quello gestionale.

La necessità di indicazioni uniformi

Uno degli aspetti evidenziati nella nota di ATS UNPISI riguarda la necessità di garantire un’applicazione uniforme delle disposizioni sull’intero territorio regionale.

L’obiettivo è evitare interpretazioni difformi che possano generare incertezza operativa, contenziosi o situazioni potenzialmente critiche per i gestori degli impianti e per le autorità di controllo.

In particolare, viene richiamata l’attenzione sulla possibilità di utilizzare fonti autonome di approvvigionamento, purché conformi ai requisiti previsti per le acque destinate al consumo umano e corredate dalle necessarie valutazioni di idoneità sanitaria previste dalla normativa vigente.

Il ruolo dei Tecnici della Prevenzione

La questione evidenzia ancora una volta il ruolo strategico dei Tecnici della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro nell’ambito della tutela della salute pubblica.

I professionisti della prevenzione sono infatti chiamati a garantire il corretto equilibrio tra esigenze ambientali, sostenibilità delle risorse e protezione della salute dei cittadini, contribuendo all’applicazione coerente delle disposizioni normative e alla valutazione dei rischi correlati alle diverse modalità di approvvigionamento idrico.

In un contesto caratterizzato da cambiamenti climatici, emergenze ambientali e crescente pressione sulle risorse naturali, il confronto tra istituzioni, professionisti e autorità sanitarie diventa sempre più importante per individuare soluzioni sostenibili e scientificamente fondate.

Una sfida che riguarda il futuro

La gestione delle piscine in condizioni di crisi idrica rappresenta un esempio concreto delle sfide che attendono il sistema della prevenzione nei prossimi anni.

Garantire la tutela della salute senza trascurare la sostenibilità ambientale richiederà approcci integrati, competenze multidisciplinari e un costante aggiornamento delle strategie di gestione del rischio.

La prevenzione, ancora una volta, si conferma il punto di incontro tra ambiente, salute pubblica e responsabilità collettiva.

Fonte

Per ogni approfondimento si raccomanda la consultazione della normativa nazionale e regionale vigente in materia di piscine ad uso natatorio, acque destinate al consumo umano e gestione delle risorse idriche.

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