Celebrare la storia significa rafforzare l’identità di una professione che, ieri come oggi, tutela la salute pubblica e guarda con competenza, innovazione e responsabilità alle sfide del domani. Perché ci sono ricorrenze che celebrano un avvenimento, altre che ricordano una conquista e altre ancora che invitano a fermarsi per riflettere sul percorso compiuto e sulla strada ancora da percorrere. Il 6 luglio appartiene a questa seconda categoria.
È una data che richiama le Istruzioni ministeriali allegate al Regio Decreto 6 luglio 1890, n. 7042, considerate uno dei principali riferimenti storici nell’istituzione della figura del Vigile Sanitario, dalla quale ha preso avvio un lungo percorso evolutivo che, attraverso oltre un secolo di trasformazioni scientifiche, normative e organizzative, ha condotto all’attuale Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro (ex Decreto Ministeriale 17 gennaio 1997, n. 58).
Celebrare questa ricorrenza non significa volgere lo sguardo al passato con nostalgia. Significa riconoscere che ogni professione autorevole cresce perché conosce la propria storia, comprende il proprio presente e costruisce con responsabilità il proprio futuro.
Il 6 luglio: una memoria che guarda al futuro
Il 6 luglio richiama una delle pagine più significative della storia della prevenzione in Italia. Dalle Istruzioni ministeriali allegate al Regio Decreto n. 7042 del 6 luglio 1890, considerate tra i principali riferimenti per l’istituzione della figura del Vigile Sanitario, prende avvio un percorso evolutivo che, attraverso oltre un secolo di trasformazioni normative, scientifiche e organizzative, conduce all’attuale Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro.
Nel 1966, il Ministro della Sanità Luigi Mariotti istituì ufficialmente la Festa dei Vigili Sanitari, riconoscendo il contributo che questi professionisti avevano già offerto alla crescita della sanità pubblica italiana. Nello stesso anno, il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat conferì all’UNVISI, oggi UNPISI, la Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica, una delle più alte onorificenze attribuite per l’impegno nella tutela della salute collettiva.
Questa ricorrenza rappresenta oggi molto più di una celebrazione storica. È un’occasione per rendere omaggio ai professionisti che hanno costruito, con competenza, spirito di servizio e senso dello Stato, le fondamenta della nostra professione, e per rinnovare l’impegno di chi continua ogni giorno a promuovere la salute pubblica attraverso la prevenzione.
Conoscere questa storia non significa rimanere ancorati al passato, ma comprendere le radici di una professione che continua a evolversi, innovare e guardare con responsabilità alle sfide del futuro.
Una professione in continua evoluzione
Il percorso evolutivo della professione non è stato il risultato di un unico provvedimento, ma di una progressiva evoluzione normativa, organizzativa e culturale che ha accompagnato la crescita del Servizio Sanitario Nazionale e delle attività di prevenzione.
Un passaggio determinante si ebbe con la Legge 23 dicembre 1978, n. 833, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, che attribuì alle Unità Sanitarie Locali le funzioni di prevenzione, vigilanza e controllo, ampliando significativamente le competenze del personale addetto alle attività ispettive. Con il trasferimento delle funzioni già esercitate dall’Ispettorato del Lavoro in materia di prevenzione, igiene e sicurezza del lavoro e con l’integrazione del personale proveniente dagli enti soppressi, quali ENPI e ANCC, prese progressivamente forma una nuova organizzazione della prevenzione pubblica.
Tale percorso trovò ulteriore sviluppo con il D.P.R. 20 dicembre 1979, n. 761, che disciplinò lo stato giuridico del personale delle Unità Sanitarie Locali, inquadrando il Personale di Vigilanza e Ispezione nel ruolo sanitario quale Operatore Professionale di Vigilanza e Ispezione (OPVI), e con il D.P.R. 7 settembre 1984, n. 821, che ne consolidò funzioni, responsabilità e autonomia professionale.
Su queste basi, la riforma della formazione universitaria delle professioni sanitarie prevista dall’art. 6 del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 aprì la strada al definitivo riconoscimento della figura del Tecnico della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, formalizzato con il DM 17 gennaio 1997, n. 58.
Il DM 17 gennaio 1997, n. 58 ha rappresentato un passaggio fondamentale nel riconoscimento giuridico del Tecnico della Prevenzione, definendone il profilo professionale moderno e valorizzandone autonomia, competenze e responsabilità.
Ma ogni approdo è il risultato di un cammino.
Quel Decreto ha dato forma e riconoscimento istituzionale a un patrimonio di esperienze, conoscenze e attività che da decenni contribuivano alla tutela della salute pubblica attraverso la vigilanza sanitaria, l’igiene degli ambienti di vita e di lavoro, la sicurezza alimentare, la prevenzione ambientale e il controllo ufficiale.
Per questo motivo memoria e innovazione non sono due visioni contrapposte. Sono le due dimensioni di una stessa identità professionale.
Le professioni che guardano lontano non cancellano le proprie radici: le comprendono, le valorizzano e le trasformano in un patrimonio da consegnare alle nuove generazioni.
Dal controllo alla cultura della prevenzione
Negli ultimi decenni il ruolo del Tecnico della Prevenzione è profondamente cambiato.
Accanto alle imprescindibili funzioni di vigilanza e controllo, la professione ha progressivamente assunto un ruolo sempre più strategico nella promozione della salute, nella diffusione della cultura della prevenzione e nell’accompagnamento di cittadini, imprese e istituzioni verso modelli organizzativi più sicuri, sostenibili e responsabili.
Oggi prevenzione significa molto più che verificare il rispetto di una norma.
Significa interpretare la complessità, leggere i rischi emergenti, favorire processi di conformità normativa, costruire relazioni di fiducia, promuovere consapevolezza e contribuire alla crescita di una cultura condivisa della salute e della prevenzione, valorizzando le specificità dei territori e dei contesti nei quali opera e traendo da essi conoscenze ed esperienze utili al miglioramento continuo e proattivo.
Il Tecnico della Prevenzione è sempre più un facilitatore dei processi di cambiamento, capace di trasformare l’applicazione delle norme in un’opportunità di miglioramento continuo per organizzazioni, imprese e comunità.
Le sfide della salute pubblica richiedono oggi un approccio sempre più multidisciplinare, multiprofessionale e intersettoriale, nel quale competenze diverse collaborano in modo integrato per affrontare problemi complessi e individuare soluzioni efficaci.
In questo contesto il Tecnico della Prevenzione, pur nella consapevolezza delle sue competenze distintive, contribuisce a costruire reti di collaborazione tra professionisti, istituzioni, imprese e cittadini, favorendo percorsi di empowerment, promuovendo la partecipazione consapevole e sostenendo modelli organizzativi orientati all’appropriatezza, all’equità e alla sostenibilità.
L’evoluzione dei modelli organizzativi della sanità richiede inoltre una sempre maggiore valorizzazione delle competenze professionali attraverso processi di integrazione e di redistribuzione delle attività (task shifting), affinché ogni professionista possa esprimere pienamente il proprio valore aggiunto all’interno di équipe multiprofessionali, contribuendo, nel rispetto di ruoli e competenze, a rendere i servizi più efficaci, accessibili e rispondenti ai bisogni della popolazione.
È un professionista che coniuga competenze sanitarie, tecniche, giuridiche, organizzative e comunicative, mettendole al servizio della collettività.
Una professione che crea valore ovunque operi
Il valore del Tecnico della Prevenzione si esprime oggi in contesti professionali sempre più ampi e diversificati.
Nel settore pubblico, nel Servizio Sanitario Nazionale, nelle Aziende Sanitarie Locali, negli Enti Pubblici e nelle Agenzie ambientali, svolge un ruolo essenziale nelle attività di vigilanza, controllo ufficiale, prevenzione e promozione della salute.
Nel settore privato, nelle imprese, nella consulenza, nella libera professione, nei sistemi di gestione, nella formazione, nella ricerca e nell’innovazione organizzativa, accompagna aziende e organizzazioni nel rispetto delle normative, nello sviluppo di modelli sostenibili e nella diffusione della cultura della prevenzione.
È proprio questa capacità di dialogare con istituzioni, imprese, professionisti e cittadini a rappresentare una delle caratteristiche più moderne della professione.
La prevenzione non si costruisce da soli. Si costruisce insieme.
Le sfide del nostro tempo
L’evoluzione della professione continua ogni giorno.
L’approccio One Health, la sicurezza ed igiene degli alimenti con la Food Safety Culture, la sicurezza nei luoghi di lavoro, la sostenibilità ambientale, la sanità animale e le relative produzioni, la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, i cambiamenti climatici, le nuove tecnologie produttive e l’evoluzione dei sistemi di gestione stanno ridefinendo il modo stesso di fare prevenzione.
In questo scenario il Tecnico della Prevenzione è chiamato non soltanto ad aggiornare le proprie competenze, ma a diventare protagonista del cambiamento, contribuendo allo sviluppo di politiche pubbliche, modelli organizzativi e percorsi culturali sempre più orientati alla tutela della salute.
La prevenzione del futuro richiederà competenze interdisciplinari, capacità di innovare, sensibilità sociale e una sempre maggiore attitudine al dialogo.
Un messaggio alle nuove generazioni
Ogni professione vive se riesce a trasmettere il proprio patrimonio di valori a chi verrà dopo.
Il 6 luglio appartiene anche agli studenti che oggi frequentano i Corsi di Laurea, ai giovani professionisti che muovono i primi passi nel mondo del lavoro e a tutti coloro che hanno scelto di dedicare il proprio percorso alla prevenzione.
A loro spetta il compito più affascinante: raccogliere un’eredità costruita in oltre un secolo di storia e renderla ancora più forte, più autorevole e più vicina ai bisogni della società.
La professione ha bisogno della loro preparazione, della loro curiosità, della loro capacità di innovare e del loro entusiasmo.
Perché il futuro non si eredita. Si costruisce.
Un patrimonio da custodire. Un futuro da costruire insieme.
Il 6 luglio non appartiene al passato.
Appartiene a tutti coloro che credono che la prevenzione rappresenti il modo più moderno, efficace e sostenibile di tutelare la salute pubblica.
Appartiene a chi ogni giorno opera sul territorio, nel settore pubblico e privato ovvero nelle imprese, nei laboratori, nelle università, nella consulenza, nella ricerca e nella formazione.
Appartiene a chi considera la prevenzione non soltanto una professione, ma una responsabilità verso la collettività.
In questa giornata ATS UNPISI desidera rivolgere un sincero ringraziamento a tutte le donne e gli uomini, comprese le loro famiglie, che hanno contribuito alla crescita della professione e, allo stesso tempo, rivolgere uno sguardo fiducioso alle nuove generazioni.
Perché la nostra storia rappresenta il fondamento della nostra identità.
Ma sarà la nostra capacità di innovare, collaborare, divulgare la cultura della prevenzione e accompagnare il cambiamento a scrivere le pagine più importanti della professione.
Buona Festa dei Tecnici della Prevenzione.
Le nostre radici ci rendono consapevoli. Il nostro futuro dipende da ciò che sapremo costruire, insieme.

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