Bambini e adolescenti, piscine, acque interne, sicurezza delle aree di balneazione, supervisione, formazione e sistemi di allerta: il secondo Rapporto dell’Osservatorio nazionale propone un approccio sempre più strutturato alla prevenzione del rischio negli ambienti acquatici.

La sicurezza negli ambienti acquatici non può essere ricondotta esclusivamente alla capacità individuale di nuotare o alla presenza di un servizio di soccorso. È il risultato di un sistema nel quale valutazione dei rischi, progettazione degli ambienti, vigilanza, informazione, formazione, organizzazione e capacità di risposta alle emergenze devono operare in maniera coordinata.

È questa una delle prospettive che emerge dal nuovo Rapporto ISTISAN 26/17, “Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione: secondo rapporto”, pubblicato nel 2026 dall’Istituto Superiore di Sanità e curato da Fulvio Ferrara, Enzo Funari e Dario Giorgio Pezzini.

Il documento prosegue il percorso avviato dall’Osservatorio istituito presso il Ministero della Salute nel 2019 e amplia l’analisi a temi di particolare interesse per la prevenzione: annegamenti in età pediatrica e adolescenziale, piscine, acque interne, aree per la libera balneazione, dinamiche della circolazione costiera, cartellonistica e sistemi di allerta. L’obiettivo è contribuire allo sviluppo di una strategia nazionale coerente con l’indirizzo assunto dall’Assemblea Mondiale della Sanità nel 2023, che ha richiesto di accelerare le azioni di prevenzione degli annegamenti.

I dati italiani: prevenire significa conoscere dove e come si verifica il rischio

Particolarmente significativa è l’analisi dedicata alla popolazione più giovane. Secondo i dati ISTAT riportati nel documento, nel quinquennio 2017-2021 sono decedute per annegamento in Italia 1.642 persone; 206 avevano un’età compresa tra 0 e 19 anni, pari a una media di circa 41 decessi l’anno nella popolazione pediatrica e adolescenziale.

L’analisi evidenzia inoltre profili di rischio differenti in relazione all’età e al contesto: i bambini più piccoli risultano particolarmente vulnerabili nelle piscine, mentre per gli adolescenti assumono maggiore rilevanza le acque interne, come fiumi e laghi.

È un dato importante anche sotto il profilo della cultura della prevenzione: non esiste infatti un’unica misura capace di rispondere a scenari tanto differenti. Le strategie devono essere costruite sulla conoscenza del contesto, dei soggetti esposti e delle modalità con cui l’incidente può verificarsi.

Piscine: sicurezza come sistema, non come singolo adempimento

Un’attenzione specifica viene dedicata agli impianti natatori. Le raccomandazioni contenute nel Rapporto richiamano diversi livelli di intervento: misure fisiche per impedire l’accesso incontrollato dei bambini, competenza dei gestori, presenza e preparazione degli assistenti bagnanti, campagne di sensibilizzazione, verifiche periodiche della sicurezza e della conformità e formazione del personale per affrontare le emergenze.

Il principio che ne deriva è particolarmente interessante: la sicurezza di una piscina nasce prima dell’emergenza.

Significa intervenire sulla progettazione e sull’organizzazione, individuare preventivamente i pericoli, mantenere efficienti strutture e impianti, verificare le condizioni di esercizio, definire responsabilità e procedure, formare gli operatori e assicurare che le misure previste siano realmente applicate.

Per i bambini, soprattutto nei primi anni di vita, assume inoltre un’importanza decisiva la supervisione attiva. Il Rapporto richiama la necessità di affiancare alla vigilanza misure fisiche di sicurezza, programmi educativi e diffusione delle conoscenze sul primo soccorso e sulla rianimazione cardiopolmonare, secondo un approccio integrato alla prevenzione.

Dalla vigilanza alla gestione preventiva del rischio

La lettura del documento offre spunti di particolare interesse anche per i Tecnici della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro, nell’ambito delle competenze e delle funzioni attribuite nei diversi contesti istituzionali.

La prevenzione degli incidenti negli ambienti acquatici richiama infatti molte delle dimensioni proprie della pratica professionale: analisi dei fattori di rischio, verifica delle condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza, valutazione dell’organizzazione e delle procedure, attività di vigilanza e controllo, informazione, educazione alla prevenzione e promozione della compliance.

È una prospettiva che supera una concezione della sicurezza fondata sul solo controllo successivo e valorizza, invece, la capacità di individuare precocemente le condizioni che possono favorire l’incidente.

Il Rapporto stesso sottolinea l’utilità di verifiche periodiche e controlli di conformità nelle piscine, richiamando il ruolo delle autorità sanitarie nella verifica del rispetto delle condizioni igieniche e di sicurezza.

Informazione e comunicazione sono misure di prevenzione

Un ulteriore elemento riguarda la comunicazione del rischio.

Cartellonistica comprensibile, sistemi di allerta, informazioni sulle caratteristiche locali delle acque, indicazioni sui comportamenti corretti e campagne rivolte ai gruppi maggiormente vulnerabili non costituiscono elementi accessori: possono diventare vere e proprie misure preventive.

Il Rapporto dedica infatti specifica attenzione alla necessità di sviluppare un sistema di cartellonistica e allerta nelle aree di balneazione maggiormente uniforme sul territorio nazionale.

La prevenzione diventa così anche capacità di rendere il rischio riconoscibile prima che si trasformi in incidente.

Verso una prevenzione sempre più integrata

Uno degli aspetti più interessanti del documento è proprio il passaggio da una lettura frammentata degli incidenti a una visione sistemica.

Ambiente, comportamento umano, caratteristiche delle strutture, organizzazione, manutenzione, supervisione, informazione e capacità di intervento sono variabili strettamente connesse. Per questo una strategia efficace richiede il contributo coordinato delle istituzioni sanitarie, degli enti territoriali, dei gestori, dei professionisti della prevenzione, degli operatori del soccorso e delle organizzazioni impegnate nella sicurezza acquatica.

Il Rapporto propone inoltre di procedere verso un’analisi sistematica dei rischi presenti nelle aree di balneazione a livello locale, attraverso metodologie omogenee di raccolta dei dati, così da renderli confrontabili e utilizzabili per definire priorità e obiettivi progressivi di miglioramento.

È un’impostazione pienamente coerente con una moderna cultura della prevenzione: conoscere il rischio, valutarlo, comunicarlo, governarlo e verificarne nel tempo l’evoluzione.

Per i Tecnici della Prevenzione si tratta di un ambito nel quale competenza tecnica e capacità di lettura multidisciplinare dei contesti possono offrire un contributo significativo, non soltanto attraverso le attività di controllo, ma anche nella costruzione e diffusione di modelli organizzativi orientati alla sicurezza.

Il secondo Rapporto dell’Osservatorio rappresenta quindi un documento di particolare interesse per quanti operano nella tutela della salute e della sicurezza negli ambienti acquatici e conferma un principio fondamentale: l’annegamento non deve essere considerato soltanto un evento da gestire, ma soprattutto un rischio da prevenire.

Per approfondimenti consultare il sito WEB istituzionale dell’Istituto Superiore di Sanità ed in particolare la pagina WEB dedicata. Il documento è indicato dall’ISS come accessibile online sul sito istituzionale.


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